Zamora

Italia 2023
con Alberto Paradossi, Neri Marcorè, Marta Gastini, Anna Ferraioli Ravel, Walter Leonardi, Giovanni Esposito, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Antonio Catania, Pia Engleberth
regia di Neri Marcorè

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Vigevano, 1965: il commendator Galbiati chiude l’azienda e va in pensione ma si preoccupa dei dipendenti e per il giovane contabile Walter Vismara ha trovato un posto presso la ditta Tosetto a Milano. Il giovane non è entusiasta del trasferimento ma accetta; le cose si complicano quando scopre che il nuovo datore di lavoro è patito di calcio di cui lui non si interessa e pretende che tutti i suoi dipendenti si allenino e partecipino all’annuale partita scapoli e ammogliati. Intanto una giovane segretaria, Ada, attira le attenzioni di Walter ma un giorno la scopre in archivio con Gusperti, lo sciupa femmine dell’ufficio…

Debutto alla regia per Neri Marcorè che si ritaglia il ruolo di Giorgio Cavazzoni, un ex portiere di fama ormai in declino che Vismara assume per avere lezioni private per evitare il licenziamento date le scarse capacità come portiere della squadra aziendale degli scapoli.

Zamora è una favoletta delicata che punta sulla ricostruzione nostalgica degli anni del boom con una fotografia dai toni acidi francamente fastidiosa nel suo intento passatista. 

I toni da commedia sono sono sottolineati dalla presenza di diversi comici nel cast e da alcune reminiscenze filmiche: la ditta Tosetto ha una struttura vagamente fantozziania nell’impossibilità dei dipendenti di ribellarsi alle fisime calcistiche del cavalier Tosetto mentre il barista/arbitro di origini meridionali che ostenta un dialetto meneghino salvo poi sbottare ricorda un po’ Nino Manfredi nel ruolo dell’immigrato di Pane e Cioccolata che si fa biondo per meglio mescolarsi agli svizzeri tedeschi ma rivela la sua italianità proprio durante un a partita di calcio.

La trasformazione del Vismara da schiappa a talento innato del calcio è sottolineata dall’aspetto del protagonista che ricorda un po’ un mite Clark Kent che si scopre il Superman dei portieri.

Il film ha un andamento molto prevedibile a partire dalla storia della sorella di Walter che da mesi finge che il marito sia sempre fuori per lavoro quando in realtà si sono separati, è scontato che avrà anche una relazione con il Galbiati. Si intuisce anche come finirà la partita, l’unico colpo di scena -poco gradito visto il tono rassicurante di tutto il film- è la mancata concretizzazione della storia d’amore tra Walter e Ada.

Pane e cioccolata

Panecioccolata Italia 1973
con Nino Manfredi, Johnny Dorelli, Anna Karina
regia di Franco Brusati

Giovannino Garofoli, detto Nino, e’ un emigrato nella Svizzera tedesca che sta per realizzare il suo sogno: ottenere un posto fisso da cameriere in un ristorante di lusso quando il permesso di soggiorno gli viene revocato per atti osceni un luogo pubblico, ha orinato all’aperto. Inizia per Nino una discesa nei gironi infernali dell’emigrazione clandestina fino al lampo di genio: tingersi i capelli di biondo tentando di arianizzarsi…

La forza del film di Brusati sta nel non risparmiare frecciate su emigrati e popolo ospitante, di entrambi il regista mette alla berlina i difetti con un tono grottesco tra il fantozziano e il chapliniano. C’e’ poi lo stato d’animo del protagonista ormai in una terra di mezzo per cui non si identifica piu’ nell’emigrato sfruttato disposto ad accettare tutto pur di sopravvivere, sintomatica la sua idiosincrasia per i canti nostalgici degli emigranti ma non puo’ nemmeno riconoscersi nel popolo svizzero di cui, in una memorabile sequenza iniziale che introduce la pipi’ in piazza, non riesce a rispettare i piu’ banali divieti. Resterebbe l’amore ma anche il sentimento e’ un lusso che gli emigranti non possono permettersi.
Da sottolineare come il regista adegui la cifra stilistica della scena alla situazione: i figli del padrone spiati dai poveri emigrati dalla casa-pollaio, sono rappresentati come semidei con un afflato naturalistico alla Flaherty e proprio dall’incanto delle loro chiome bionde, Nino trarra’ l’idea della tinta per capelli per sembrare finalmente uno svizzero ma a tradirlo sara’ una partita di calcio Italia/Germania quando non riesce a trattenere l’esultanza per un goal segnato da Fabio Capello.
Questa pellicola ha quasi quarant’anni ma non e’ cambiato nulla nel mondo dell’emigrazione, e’ sempre una lotta tra poveri: Nino e’ in lizza con un turco per il posto fisso da cameriere che permettera’ di ricongiungersi con la famiglia rimasta a casa; i diritti dei rifugiati non sono mai rispettati, Dimitri il figlio della rifugiata politica Eleni puo’ girare per casa solo di notte. L’unica cosa che e’ cambiata e’ che anche l’Italia e’ diventata terra ospitante, tra tanti remake all’ordine dl giorno non sarebbe male un aggiornamento di Pane e cioccolata in terra italiana, magari girato da un italiano di seconda generazione che sappia stigmatizzare i difetti degli italiani e degli emigrati, con lo stesso spirito pungente di Brusati.