Pane e cioccolata

Panecioccolata Italia 1973
con Nino Manfredi, Johnny Dorelli, Anna Karina
regia di Franco Brusati

Giovannino Garofoli, detto Nino, e’ un emigrato nella Svizzera tedesca che sta per realizzare il suo sogno: ottenere un posto fisso da cameriere in un ristorante di lusso quando il permesso di soggiorno gli viene revocato per atti osceni un luogo pubblico, ha orinato all’aperto. Inizia per Nino una discesa nei gironi infernali dell’emigrazione clandestina fino al lampo di genio: tingersi i capelli di biondo tentando di arianizzarsi…

La forza del film di Brusati sta nel non risparmiare frecciate su emigrati e popolo ospitante, di entrambi il regista mette alla berlina i difetti con un tono grottesco tra il fantozziano e il chapliniano. C’e’ poi lo stato d’animo del protagonista ormai in una terra di mezzo per cui non si identifica piu’ nell’emigrato sfruttato disposto ad accettare tutto pur di sopravvivere, sintomatica la sua idiosincrasia per i canti nostalgici degli emigranti ma non puo’ nemmeno riconoscersi nel popolo svizzero di cui, in una memorabile sequenza iniziale che introduce la pipi’ in piazza, non riesce a rispettare i piu’ banali divieti. Resterebbe l’amore ma anche il sentimento e’ un lusso che gli emigranti non possono permettersi.
Da sottolineare come il regista adegui la cifra stilistica della scena alla situazione: i figli del padrone spiati dai poveri emigrati dalla casa-pollaio, sono rappresentati come semidei con un afflato naturalistico alla Flaherty e proprio dall’incanto delle loro chiome bionde, Nino trarra’ l’idea della tinta per capelli per sembrare finalmente uno svizzero ma a tradirlo sara’ una partita di calcio Italia/Germania quando non riesce a trattenere l’esultanza per un goal segnato da Fabio Capello.
Questa pellicola ha quasi quarant’anni ma non e’ cambiato nulla nel mondo dell’emigrazione, e’ sempre una lotta tra poveri: Nino e’ in lizza con un turco per il posto fisso da cameriere che permettera’ di ricongiungersi con la famiglia rimasta a casa; i diritti dei rifugiati non sono mai rispettati, Dimitri il figlio della rifugiata politica Eleni puo’ girare per casa solo di notte. L’unica cosa che e’ cambiata e’ che anche l’Italia e’ diventata terra ospitante, tra tanti remake all’ordine dl giorno non sarebbe male un aggiornamento di Pane e cioccolata in terra italiana, magari girato da un italiano di seconda generazione che sappia stigmatizzare i difetti degli italiani e degli emigrati, con lo stesso spirito pungente di Brusati.