La decima vittima

LadecimavittimaItalia 1965
con Marcello Mastroianni, Ursula Andress, Elsa Martinelli, Massimo Serato
regia di Elio Petri

Onde evitare guerre e istinti omicidi, in un futuro prossimo viene istituito un organismo mondiale, il Ministero della Grande Caccia che regola “il gioco” della grande caccia: su un totale di dieci incontri il giocatore è alternativamente vittima o cacciatore, chi riesce a vincere le dieci gare, eliminando le vittime designate o i cacciatori che l’inseguono, vincerà un premio di un milione di dollari, non dovrà più pagare le tasse e sarà considerato un eroe nazionale.
La bella americana Caroline Meredith ha vinto il nono incontro quando le viene assegnato come preda l’italiano Marcello Poletti, alla sua settima vittoria. Arrivata con il suo staff in città la ragazza sceglie la location più adatta al suo trionfo, il tempio di Venere e avvicina l’avversario ma quella tra Caroline e Marcello si rivela come un gioco di seduzione, più che di morte..

DecimavittimaTratto dal racconto La settima vittima dell’autore di fantascienza statunitense Robert Sheckley, La decima vittima è un film molto interessante che cade nel finale, un po’ sopra le righe che rischia di rovinare una pellicola caratterizzata soprattutto dal punto di vista formale. Le scenografie mettono in scena un ‘ideale di modernità che è futuribile ancora oggi, sostenuto dai bellissimi costumi anni ’60 (Ursula Andress è vestita dalle Sorelle Fontana) e il look biondo platino di Mastroianni è quanto mai attuale.
Il contrasto tra architetture moderne e le antiche rovine romane creano uno spazio quasi metafisico, grazie alla scarsa presenza di figure umane.
Funziona anche il divertito cinismo degli omicidi: Ursula Andress elimina la sua ultima vittima grazie alle pistole inserite nelle coppe del reggiseno mentre Poletti uccide il tedesco dalle reminiscenze naziste inserendo dell’esplosivo nel tacco delle scarpe che entra in funzione al saluto militare.
Di grande attualità la critica ai mass media per cui i partecipanti al gioco diventano ben presto delle star dei media, inseguite dai pubblicitari che li vogliono testimonial dei loro brand.
Fortunatamente abbiamo superato il problema del matrimonio: il quarantenne Poletti ha una moglie da cui non si può separare perché in Italia non esiste il divorzio (toccherà aspettare ancora un decennio) quindi deve ricorrere all’annullamento della Sacra Rota, nel frattempo ha un’amante che illude di sposare appena liberato dalla prima e cade vittima delle mire matrimoniali della determinata americana, perché bella e disinibita quanto vuole la donna sempre a quello mira, conclude (in caciara) il film.

Ritratto di donna velata

Ritrattodidonnavelata Italia 1974 RAI
con Nino Castelunovo, Daria Nicolodi, Massimo Serato
regia di Flaminio Bollini

Luigi Certaldo e’ un ex collaudatore che vivacchia di espedienti. Una sera, ad una festa conosce Elisa e se ne innamora ma la ragazza deve lasciare Firenze per Volterra, per completare la sua tesi in geologia. Caso vuole che Luigi sia originario di Volterra e dunque invita Elisa nella villa di famiglia su cui aleggia ancora l’oscura leggenda di un antenato alchimista e dove ora risiede il cugino Alberto. Elisa si dimostra subito estremamente sensibile all’atmofera della villa e sviluppa uno strano rapporto con l’ombroso Alberto che arriva a cacciare Luigi. L’uomo nel tentativo di rivedere la fanciulla che ama si ritrova invischiato in una strana vicenda di antichi oggetti etruschi trafugati..

Ritratto di donna velata fu girato nel 1974 ma tenuto nel cassetto per piu’ di un anno e mandato in onda in cinque puntate solo nella tarda estate del 1975 (a partire dal 31 agosto) in seguito al grande successo che la protagonista femminile, Daria Nicolodi aveva ottenuto in Profondo rosso.
Certo la storia può ricordare Il segno del comando ma e’interessante notare come invece di cavalcare l’onda del successo con un prodotto simile al precedente, come normalmente avviene al giorno d’oggi sia in Tv che al cinema, quest’opera presenti degli aspetti innovativi.
Al classicismo un po’ paludato de il segno del comando si sostituisce un tono scanzonato dovuto alla figura di Luigi Certaldo, che potremmo definire una sorta di antesignano di Coliandro: entrambi si ritrovano in situazioni piu’ grandi di loro senza avere ben chiaro il quadro generale, sono inguaribilmente succubi del fascino femminile e se Coliandro commenta ogni situazione con un minchia!, Luigi Certaldo fa fronte agli assurdi casi che gli capitano con un piu’ morigerato, dati i tempi, ma porca miseria!.

Ritratto_di_donna_velata Il tratto piu’ interessante dello sceneggiato sta pero’ nella commistione di elementi classici e contemporanei per creare l’atmosfera gotica: ovviamente non mancano affreschi inquietanti, case abbandonate, cunicoli e fantasmi ma ogni tanto spunta qualche elemento imprevedibile e contemporaneo: il teschio sulla copertina di Kriminal o i resti di una bambola bruciata e impalata sulla spiaggia , molto piu’ inquietante del classico repertorio gotico, per quanto io abbia visto buona parte dello sceneggiato di pomeriggio saltando sulla sedia quanto dalla nebbia e’ apparso il fantasma del Conte Certaldo, ma quella scena ha segnato la mia infanzia e fa ormai parte del mio immaginario.
Ritratto di donna velata e’ stato il riferimento gotico di un’intera generazione, ma l’opera e’ anche un thriller magistrale costruita con sapienza attorno a un tema ancora poco sfruttato, quello degli etruschi e la statuetta dei titoli di testa e’ la famosa Ombra della sera su cui viene fatto un breve commento nel corso dello sceneggiato, figlio di una MammaRAI che metteva l’educazione al primo posto anche in un prodotto di puro intrattenimento come questo che porta benissimo i suoi 35 anni e lascia divorare in un sol boccone le sue quattro ore e mezza di durata, supportata dall’ipnotica colonna sonora firmata Riz Ortolani.

Le sorelle Materassi

SorellematerassiQuest’anno per combattere fattivamente i tagli contro la cultura ho fatto  un piccolo abbonamento (solo sei spettacoli) a teatro, c’e’ stato un periodo felice in cui da persona bennata e acculturata avevo un palco per tutta la stagione teatrale di quella splendida bomboniera che e’ il Teatro Civico di Tortona, assistendo  cosi’ a spettacoli bellissimi,  abitudine interrotta quando le dive televisive scoprirono il teatro: fremo ancora di preoccupazione al ricordo di una gigantesca Valeria Marini che avvolgeva in uno stritolante abbraccio il partner non alla sua altezza (fisica) in una versione  teatrale di Nata ieri!
Martedi’ scorso sono ritornata al Comunale di Alessandria dopo una lunga latitanza ed e’ con piacere che ho riscoperto il brusio della sala in attesa, il suono del campanello che avverte l’inizio dello spettacolo; con rassegnazione ho ritrovato anche le signore impellicciate a cui continuo mentalmente ad augurare fini degne dei loro cappotti, ma questo e’ un altro discorso.
Materassifilm_2Le sorelle Materassi e’ un classico della letteratura italiana
portato con brio sul palcoscenico da Marina Malfatti e Simona Marchini
perfette nel loro fitto dialogo da comari e tenerissime nel loro cieco
amore per il nipote che le riduce sul lastrico.
La regia dello
spettacolo e’ di Mario Monicelli e la mano sarcastica del vecchio leone
della commedia all’italiana si sente, con  allusioni sessuali e
politiche che certo mancavano nella versione cinematografica del 1943
firmata da Ferdinando Maria Poggioli ed interpretato dalla  mitiche sorelle
Gramatica e Massimo Serato.