Latin Lover

Latinlover

Saverio Crispo è stato un grandissimo attore del cinema italiano dalla vita sentimentale molto complicata: cinque figlie avute da cinque donne di nazionalità diverse. Per celebrare il decennale della morte del divo le due vedove e quattro delle figlie si riuniscono nella casa di famiglia: la convivenza non è facile sull’onda di antiche rivalità e nuovi conflitti, per giunta la cerimonia sembra foriera di scandalose scoperte sul mitico attore su cui pareva fosse già stato detto tutto..

Le dinamiche tra donne, sopratutto familiari,sono un tema molto caro alla regista, Cristina Comencini che in questo film riesce a contestualizzarle in una moderna pochade ricca di gag molto divertenti e di una sottile perfidia tipicamente femminile altrettanto gustosa e portata in scena con gran bravura da tutto il cast in cui brillano Virna Lisi e Valeria Bruni Tedeschi che riesce ad aggiungere una vena comica alla figura della quarantenne insicura che ha spesso recitato ultimamente (per esempio ne Il Capitale Umano).



Latinlover


Nella struttura si inserisce anche una piacevole rilettura del grande cinema italiano e negli spezzoni dei film di Saverio Crispo si possono riconoscere chiaramente omaggi ai più celebri artisti italiani, soprattutto a Gian Maria Volontè, Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman e ai generi che hanno fatto la fortuna del nostro cinema: la commedia all’italiana, il film di denuncia, lo spaghetti western e anche incursioni nelle altre cinematografie europee che giustificano gli amori francesi e svedesi dell’attore.
Come è noto Latin Lover è l’ultimo film interpretato da Virna Lisi, scomparsa nel dicembre scorso ed è un vero piacere poterla ricordare in una commedia divertente ed intelligente.

Il capitale umano

Ilcapitaleumano Dino Ossola, agente immobiliare di discreto successo, sfrutta il fidanzamento della figlia adolescente, Serena, con Massimiliano Bernaschi per agganciare il padre del ragazzo che opera nell’alta finanza e pur d’entrare nel fondo da lui gestito s’indebita fino al collo. Quando la situazione economica precipita Ossola non si farà scrupolo di vendere i segreti della figlia per recuperare il capitale..

Virzì era a un passo dal girare un vero capolavoro, facendo risorgere la commedia all’italiana più cattiva. Azzeccati i personaggi e gli interpreti, ottima l’idea di frammentare la storia raccontandola dal punto di vista di Carla Bernaschi, moglie annoiata dello squalo della finanza che decide di riversare le sue velleità artistiche (fu attrice teatrale in gioventù) nella ristrutturazione di un teatro che rischia di diventare un supermercato o un lotto di appartamenti. Alla versione di Carla si aggiunge quella di Serena Ossola, disincantata figlia dell’agente immobiliare che a differenza del padre non subisce più di tanto il fascino dei soldi dei Bernaschi tanto da lasciare Massimiliano e a rendersi disponibile solo come fidanzata di facciata per semplificargli la vita.
I due punti di vista sono tenuti insieme dall’intro e la chiusa del film affidate a Dino Ossola, disposto a tutto per entrare alla corte dei Bernaschi, patetico e ignaro risolutore di una vicenda di cui non comprende la portata e in fondo nemmeno gli interessa.
Il film inizia a scricchiolare con l’entrata in scena di Luca, il ragazzo problematico di cui s’innamora Serena costruito in modo quasi macchiettistico (sospetto anche una tintura nera ai capelli) sulla falsa riga degli eroi disadattati alla Tim Burton.
A non piacermi proprio è stato il finale con una ventata di ottimismo. Imposizioni della casa di produzione? Non siamo negli States dove le major dettano legge e poi la chiusa mi ricorda quella di Ovosodo dove i ricchi cadono sempre in piedi mentre i ragazzi “normali” imparano a loro spese ad accettare le asperità della vita. Si perdono le tracce di Dino Ossola, magistralmente interpretato da Bentivoglio: chissà se è riuscito ad intascare il suo malloppo, se se lo tiene cinicamente per sè o torna dalla famiglia che si sta allargando: avrei preferito che il film osasse di più, concludendo la sua vicenda personale piuttosto che graffiare stancamente un olimpo di super ricchi che possiamo guardare da lontano nell’impossibilità d’identificarci.