Un semplice incidente

Yak taṣādof-e sāde
Iran 2025
con Vahid Mobasseri, Mariam Afshari, Ebrahim Azizi, Hadis Pakbaten, Majid Panahi, Mohamad Ali Elyasmehr, Afssaneh Najmabadi
regia di Jafar Panahi

Un uomo guida di notte con la sua famiglia -moglie incinta e una bambina- quando investe un animale, poco dopo la macchina si ferma definitivamente davanti a un negozio. L’uomo chiede a un lavorante dove trovare un meccanico e l’altro, vista la distanza dall’officina, si propone di aiutarlo. Vahid, proprietario dell’attività, riconosce nel passo claudicante dell’uomo il torturatore che lo ha seviziato in prigione. Decide di vendicarsi: lo rapisce e vorrebbe sotterrarlo vivo ma l’uomo gli insinua il dubbio di aver sbagliato persona così Vahid coinvolge una serie di altre vittime di Eghbal per avere la certezza di non vendicarsi su un innocente…

Il film Palma d’oro a Cannes 2025 e in lizza come miglior film straniero agli Oscar 2026 assume una valenza straordinaria visto durante questa assurda guerra.

La lezione cinematografica è quella neorealista: attori non professionisti, presa diretta per mostrare lo stato della città e non si può vedere il film senza pensare se i luoghi mostrati siano ancora integri o distrutti dalle bombe.

La lezione morale è altissima: ogni personaggio esprime il proprio odio per il torturatore e il desiderio di vendetta ma ancora più forte è il desiderio di non diventare come la controparte che si nutre violenza gratuita e sommaria, per questo diventa così importante essere certi che l’uomo catturato sia davvero il loro carnefice.

Se la situazione d’oppressione politica in Iran è nota, inaccettabile ma nota, colpisce lo svergognato uso di mazzette: non solo i poliziotti ma anche gli infermieri dell’ospedale chiedono disinvoltamente mance e regali.

Il finale è uno sguardo sull’indicibile della tortura: §spoiler§ qualche tempo dopo la fine della stramba avventura con Eghbal, Vahid sta aiutando la madre con un trasloco, una giornata tranquilla quando alle sue spalle sente il cigolio di una protesi. L’uomo si blocca, lo vediamo di spalle mentre il suono sale e scende e si trasforma nei catenacci di una prigione: quella dell’orrore da cui le vittime delle torture non avranno mai uscita.

Giacomo Balla astrattista futurista

LocBalla

La “villa dei capolavori”, così viene chiamata la villa che ospita la Fondazione Magnani Rocca perché la residenza del collezionista e critico d’arte Luigi Magnani vanta una collezione invidiabile che va maestri come Filippo Lippi o Gentile da Fabriano fino a Monet, Renoir, Matisse, passando per Tiziano, Durer, De Chirico senza dimenticare la serie di 50 Morandi. Oltre alla quadreria permanente la villa ospita anche importanti mostre tematiche, quella dedicata a Giacomo Balla resterà aperta fino all’8 dicembre 2015.
L’occasione è quella di celebrare il centenario della pubblicazione del manifesto Ricostruzione Futurista dell’Universo firmato da Balla e Depero e tutta l’opera dell’artista viene ripercorsa in sezioni che riprendono le parole chiave del testo.
Si parte dai primi lavori d’impronta divisionista che dimostrano da subito come lo studio di Balla sia rivolto soprattutto al colore e alla luce. Spicca in questa sezione la bellissima Fontana che piange, un’opera mai esposta in precedenza, di grande impatto anche la Finestra di Düsseldorf.
Del periodo prettamente futurista, nella sezione movimento colpiscono gli studi sul movimento che portano a Volo di rondini.



Fontana che piange


Largo spazio viene dato alla figura femminile, dal primo pastello della moglie, Elisa che cuce ai ritratti delle figlie, ai nudi ma soprattutto la presenza del capolavoro Dubbio di cui è intrigante anche la cornice quasi architettonica voluta da Balla stesso.
L’indagine sul movimento del pittore sfocia naturalmente nella tridimensionalità delle sculture e come per alti futuristi l’arte si riflette su tutti gli aspetti della vita ecco allora i vestiti futuristi ideati da Balla per sé e per la moglie o le figlie.
Sono presenti anche mobili che provengono dalla casa di Balla nella speranza che presto la sua casa studio venga aperta al pubblico.


Ultima chicca: fino all’8 dicembre alla Fondazione Magnani Rocca è visibile anche La sedia di Van Gogh (1888) prestata dalla National Gallery di Londra in cambio de La famiglia dell’infante don Luis di Goya.