A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar

AwfgraziedittuttoJnTo Wong Foo, Thanks for Everything! Julie Newmar
USA 1995
con Patrick Swayze, Wesley Snipes, John Leguizamo, Stockard Channing, Alice Drummond
regia di Beeban Kidron

Vida Boheme e Noxeema Jackson vincono a pari merito il titolo di Miss Drag queen di New York che permetterà loro di volare a Hollywood e partecipare al concorso di Miss Drag Queen dell’anno, si lasciano però intenerire dalle lacrime della sconfitta Chi-Chi Rodriguez e decidono di rinunciare al viaggio aereo per un mezzo più economico per portare con loro la giovane Chi chi e insegnarle come essere una vera drag queen: finiranno per perdere la strada e riportare vita e colore in uno sperduto paesino del Midwest.

Definito la risposta americana a Priscilla la regina del deserto, il film ha sicuramente molti punti di contatto con la pellicola australiana: tre protagonisti con la drag più adulta che è anche la più saggia, il viaggio e conseguente rottura del mezzo in luoghi sperduti che porteranno le protagoniste a confrontarsi con la “normalità”.




To Wong Foo  Thanks for Everything! Julie Newmar


L’idea originale e vincente di A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar è quella di scegliere tre attori che arrivano dall’action movie più macho per il ruolo delle drag queen, tutti se la cavano molto bene: Wesley Snipes è divertentissimo ma Patrick Swayze sa essere davvero credibile, fornendo una gran bella prova.
Una pellicola leggera, divertente e colorata dalle molte citazioni cinematografiche a partire dal titolo che cita la dedica su una foto dell’attrice Julie Newmar, famosa Catwoman televisiva degli anni’60 che appare alla film del film a premiare la drag queeen dell’anno.




StockardChanningToWongWoo


Numerosi altri camei: Robin Williams, RuPaul e Naomi Campbell che ferma Noxema per dirle che vorrebbe essere bella come lei!
Da menzionare nei panni di Carol Ann l’attrice Stockard Channing, la famosa Rizzo di Grease.

Priscilla, la regina del deserto

Priscillalareginadeldeserto The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert
Australia 1994
con Hugo Weaving, Guy Pearce, Terence Stamp
regia di Stephan Elliott

Anthony, detto Tick si esibisce come drag queen a Sidney quando riceve una telefonata a cui non può sottrarsi, così Mitzi parte con le colleghe Bernadette e Felicia per il centro dell’Australia per un’esibizione in un albergo da salvare..

Non avevo mai visto Priscilla la regina del deserto quindi sono rimasta un po’ spiazzata nel trovare questo film di culto una commedia carina tra musical e road movie, molto colorata ma piuttosto inconsistente, probabilmente sono arrivata fuori tempo massimo: ventidue anni fa mostrare con leggerezza la vita delle trans poteva essere ben più significativo di quanto è oggi, dopo che abbiamo avuto film come Transamerica, dove forse si esplicita il finale del film, con il figlio di Tick disposto ad accettare serenamente l’orientamento sessuale del padre.
Certo The Rocky Horror Picture Show vent’anni prima aveva tutto un altro spirito e non è un caso che Tim Curry abia rifiutato la parte di Bernadette, e anche le commedie di Almodovar erano molto più graffianti a partire dagli esordi ma del resto Almodovar è Almodovar e Stephan Elliott, con tutto il rispetto, ha una filmografia ben più risicata che comprende anche Un matrimonio all’inglese, altra commedia di fama che io non amo molto, stranamente per motivi opposti a quelli di Priscilla dove è l’inconsistenza dei dialoghi e delle scene (l’incontro tra le trans e gli aborigeni che si capiscono senza preconcetti è l’apoteosi della banalità sinistroide più becera), mentre la messa in scena è estremamente piacevole anche se il contrasto tra il deserto selvaggio e i costumi estrosi mi suona vagamente di furbetto.

Priscillaterencestamp

A salvare davvero il film è l’interpretazione di Terence Stamp, la sua Bernadette, composta e defilata ma pronta a scatenarsi quando serve si mangia le coprotagoniste perennemente sguaiate.

Connie e Carla

Connie&carla

Due ragazze ormai attempate che  sognano di sfondare nel modo dello spettacolo assistono a un omicidio e sono costrette a travestirsi da drag queen per sfuggire al killer  sguinzagliato sulle loro tracce.

Fortunatamente il film si ispira solo molto vagamente a A qualcuno piace caldo, altrimenti David Duchovny avrebbe dovuto essere il corrispondente maschile di Marilyn Monroe e la cosa e’ evidentemente impensabile.
La storia d’amore e’ infatti la nota dolente del film proprio per l’assoluta insipienza del protagonista maschile, per il resto invece tutto scorre perfettamente, pur trattandosi di una commedia molto disimpegnata con una morale all’acqua di rose sul dover essere se’ stessi, ma alcune gag sono  ben congeniate  come l’esilarante  fine che aspetta il pacco di cocaina.
Perfetta riuscita dei numeri musicali e dei balletti: la parodia dei brani piu’ celebri della storia del musical americano e’ il motivo per cui il film merita un’occhiata.


Connieandcarla


Ecco. Il mio posta doveva finir qui: qualche riga per liquidare un onesto film di pura evasione, poi sono incappata in questo editoriale. Lascio a voi giudicare, io non avevo neppure menzionato  la rappresentazione del mondo gay perche’ mi pareva la solita messa in scena  di circostanza, ma pare che mi fosse sfuggito qualcosa…