L’era glaciale 3 – L’alba dei dinosauri

L'eraglaciale3

Lo sgangherato branco composto dallo smilodonte Diego, il bradipo Sid e il mammut Manny con la compagna Ellie (che in questo episodio e’ in dolce attesa) con i due opossum Eddie e Crash riesce a superare brillantemente la boa del terzo capitolo, su cui si sono infranti eroi come Shrek
Si punta sempre sul citazionismo cinefilo pero’ la fortuna de L’era glaciale e’ stata da subito Scrat, l’antenato di Wil Coyote alle prese con la sua agognata ghianda. Il personaggio ha preso sempre piu’ piede nei vari capitoli della saga preistorica tanto che in questo terzo incontra Scrattina, una pericolosa miscela di sadismo e sensualita’ che sapra’ fargli scordare almeno per un po’ la sua ossessione per la ghianda. 
La fortuna del cartoon non e’ tanto il personaggio di Scrat in se’ quanto la via che il personaggio ha indicato: muto e vittima di gag esilaranti ha da subito ricordato le vecchie comiche; acutamente tutto il plot de L’era glaciale III punta sulla comicita’ slapstick abbandonando i messaggi buonisti della combriccola multirazziale: non sono rilevanti i patemi dovuti all'imminente paternita' di Manny o la crisi di Diego e nemmeno l’ingresso del nuovo personaggio Buck, un furetto ispirato al capitano Achab che ha come "moby dick"  un gigantesco T-rex bianco, Rudy; quello che diverte e fa funzionare il film e’ la serie di gag fisiche fatte di cadute o scivoloni, una comicita’ forse elementare ma che piace a grandi e piccini.

Crash – Contatto fisico

Crash

Sono riuscita a recuperare in sala il bellissimo film di Paul Haggis, che riesce a far provare allo spettatore una gamma di sensazioni  molto vasta, che raramente si riscontrano in un unica pellicola: si ride per l’assurdita’ di alcuni scene, ci si indigna per altre, ci si commuove  e ci si preoccupa per la sorte di alcuni protagonisti, soprattutto per la piccola Lara che si salva grazie a un tocco di genio degno di Frank Capra.
E’ un film corale dove le sorti di una quindicina di personaggi si intrecciano in una  qualunque giornata losangelina, cosi’ diversa dal mondo perfetto che ci rimandano i telefilm americani e credo che ci sia una satira feroce del mondo televisivo, non solo nella vicenda del regista di colore, ma anche nell’episodio in cui il ricettatore racconta dei docu-fiction che spiegano come, grazie al luminal oggi si possa scoprire la piu’ piccola traccia di sangue, spiegando cosi’ il fiorire del genere del poliziesco-scientifico che intende calmare le apprensioni delle classi ricche e far sentire il peso del controllo su quelle povere.




Crash


Visto in questi giorni, in cui e’ ancora vivido il ricordo dei funerali di stato celebrati per Loretta King, moglie del grande Luther King, Crash e’ ancora piu’ doloroso nel mostrare il profondo razzismo che affligge la metropoli californiana e i recenti fatti  delle banlieu francesi ci rammentano che il problema va ben oltre i confini americani. C’e’ anche un forte messaggio di speranza nel film mostrando come  basti poco per disinnescare la rabbia e tornare a comportamenti piu’ umani, ma i personaggi paiono afflitti da una certa distonia visiva e non riescono a capire chi veramente e’ "l’angelo" che si prende cura di loro e questo e’ estremamente malinconico.
Da un punto di vista stilistico il film si segnala per la qualita’ del montaggio: e’ perfetta la sincronia con cui una porta si cui si chiude  su una storia e  si apre su un’altra e l’ottimo lavoro di scrittura risce a far incastrare magistralmente le tessere delle varie vicende creando un grande affresco di vita metropolitana dove tutti sono potenzialmente buoni o cattivi.
Sono davvero contenta di essere riuscita a vederlo: ora ho il film per cui tifare agli Oscar 2006 e il miglior attore non protagonista: Matt Dillon.