Piano, solo

Pianosolo Il biopic all’italiana segue fedelmente il modello imperante: ha per protagonista un musicista, che si sa che la musica scalda i cuori e almeno di nome i musicisti li conoscono tutti, prova a girare un film sulla vita di un pittore o peggio uno scrittore e vedi che il pubblico gira alla larga.
Che poi si sa che nella musica sono tutti maledetti e si puo’ rimestare nel torbido e prima o poi una scena “forte” salta sempre fuori in questo caso l’elettroshock (che a me ha fatto lo stesso effetto della rianimazione cardiaca in E.R.: mi distraggo dalla vicenda e mi domando come riescano a simulare cosi’ bene, una scossetta gliela daranno mica? e comunque qui si vedeva che Kim Rossi Stewart faceva finta).
Ma se son questi i motivi che spingono verso il biopic musicale, mi domando perche’ non si trovi il coraggio di buttarsi chiaramente nel melodramma e farci piangere come delle fontane, invece che mostrarci la vita del protagonista dal buco della serratura, bloccando cosi’ l’empatia con il personaggio.
E soprattutto mi domando perche’ se sceglie di raccontare la vita dei musicisti, la musica resti sempre in secondo piano, rappresentata solo come una via di fuga dalla realta’, senza mai prendere in considerazione la sua forza dirompente, e il suo essere un linguaggio particolare con le sue regole e suoi dogmi che a una profana come la sottoscritta continuano a rimanere un affascinante mistero.

Ho scritto di Piano, solo anche su Impattosonoro e la recensione è leggibile anche qui

Truman Capote: A sangue freddo

CapoteasanguefreddoNovembre 1959: il massacro di una famiglia in Kansas attira l’attenzione del celebre scrittore Truman Capote che decide di utilizzare il caso per tentare una nuova formula letteraria ibridando romanzo ed inchiesta giornalistica.

Raggelato nel suo fascino disturbante, un biopic sui generis che invece di narrare l’intera parabola esistenziale del protagonista concentra l’attenzione su un particolare episodio della sua vita che si rivela fondamentale per capirne l’esistenza.
Il personaggio in questione e’ Truman Capote controverso protagonista della letteratura e del bel mondo newyorkese che, forte delle sue capacita’ intellettive osa l’inosabile diventando amico degli assassini che compirono lo sterminio della famiglia Clutter per poter ottenere informazioni di prima mano per il suo romanzo-verita’.
Mentre nel biopic tradizionale il protagonista e’ quasi angelicato , perennemente giustificato anche nelle scelte piu’ sconsiderate , in questo film lo spettatore rimane sconcertato perche’ l’immagine che viene data di Capote non e’ molto confortante.
Il titolo che Capote sceglie per il romanzo A sangue freddo si potrebbe adattare perfettamente anche al suo lucido e spietato proposito di utilizzare un sentimento di amicizia a fini letterari; solo le didascalie finali che raccontano come lo scrittore non si sia mai veramente ripreso da questa esperienza permettono allo spettatore di simpatizzare nuovamente per il protagonista del film.
Piu’ che narrare una biografia, o parte di essa, la pellicola indaga sul superomismo che affligge l’artista costretto (?) a mettere l’arte prima dei rapporti umani, un tema assai poco presente nella cinematografia contemporanea.

Quando l’amore brucia l’anima

Quandolamorebrucialanima

Benche’ quello del biopic sia un genere molto in voga negli ultimi anni, i film appartenenti a questo filone, risultano piuttosto piatti, senza guizzi creativi, limitandosi a seguire pedissequamente le vicende del protagonista. Il lavoro di Mangold sulla vita di Johnny Cash riesce  in qualche modo a distinguersi, raccontando i primi quindici anni di carriera del cantante, con una breve escursione nell’infanzia di Cash segnata dalla morte dell’amato fratello maggiore e dalla disistima del padre che non esita a dire che gli e’ morto il figlio sbagliato.
Si narra del primo matrimonio con Viv, donna totalmente disinteressata alla carriera artistica del marito che dopo un fulmineo esordio  e’ protagonista della prima stagione del rock’n’roll, andando  in tournée’ con star del calibro di Elvis Presley e Jerry Lee Lewis.  Questa e’  sicuramente la parte piu’ interessante della pellicola, che avrebbe meritato un maggior approfondimento rispetto al cote’ romantico della bella storia d’amore con June Carter perche’ ci mostra la nascita del mito del rock  con i prodromi della ribellione giovanile, le ragazzine in delirio disposte a tutto pur di passare una notte con i loro idoli, i tour massacranti per sopravvivere ai quali e’ giocoforza ricorrere all’uso della droga.
WalkthelineelvisAnche Cash finisce nel tunnel della droga, rischiando di mandare in pezzi una magnifica carriera: si riprendera’ grazie all’amore per la cantante June Carter, che pur restandogli sempre vicina nei momenti piu’ difficili accettera’ di sposarlo solo quando Johnny "righera’ di nuovo dritto", dando vita a uno dei sodalizi musicali piu’ longevi della storia della musica, il cui esordio e’ segnato dal celebre album del 1968  Johnny Cash at Folsom Prison, registrato nell’omonima prigione americana, che segna la resurrezione di Cash e la fine del film.
Se il film non spicca per l’originalita’ della regia, a folgorare e’ la bravura di Joaquin Phoenix che ha compiuto una perfetta opera di immedesimazione con il personaggio da interpretare, non solo nella  mimica (il cantante era famoso per imbracciare la chitarra come un fucile) ma anche nel duro lavoro sulla voce per renderla il piu’ possibile somigliante a quella di Cash: e’ l’attore stesso infatti, a cantare personalmente le molte canzoni del film,  ed e’ notevole anche l’intesita’ con cui rende la passione di Johnny per June, non staccando praticamente  mai lo sguardo da lei; anche la  buona  prova di Reese Witherspoon (anche lei interprete di tutte le canzoni) aiuta a rendere la perfetta alchimia della coppia sul palco.
Il film e’ stato premiato con tre Golden Globe: miglior film, miglior attore protagonista e migliore attrice protagonista.