E’ impossibile parlare di questo film senza confrontarlo con Capote uscito lo scorso anno e che trattava lo stesso tema; benche’ Infamous sia un po’ piu’ eccessivo nelle conclusioni (l’innamoramento tra Capote e Perry Smith con relativo bacio) ho preferito questa seconda versione della vicenda umana ed artistica che sta dietro la genesi del romanzo A sangue freddo, la prima pellicola spiccava per la freddezza dei colori e del protagonista, dipinto in maniera raggelante, come un essere spinto solo dal desiderio di scrivere un grande romanzo, dando un giudizio molto manicheo su tutta la vicenda che si chiudeva con una laconica didascalia che informava del declino di Capote dopo questa avventura, lasciando passare l’idea che fosse quasi un doveroso contrappasso. Infamous mette in scena un Capote piu’ sfaccettato, dalla personalita’ complessa, sicuramente manipolatore ed interessato ma anche molto piu’ umano. Vediamo lo scrittore interagire con jet set che tanto ama (cosa che permette al film di sfoggiare una serie di comparse di lusso) ma soprattutto vediamo in azione la sua capacita’ di seduzione con la gente di provincia del Kansas che all’inizio e’ ostile e diffidente verso questo bizzarro personaggio arrivato dalla metropoli ma a Capote basta lasciare cadere con indifferenza il nome di battesimo dei piu’ grandi divi dello spettatolo per conquistarsi l’amicizia della citta’ ed anche dei due assassini.
Anche l’uso delle luci e’ opposto nelle due pellicole: fredde in Capote, calde e vibranti in Infamous; e’ interessante come in cella il volto di Perry Smith (un bravo Daniel Craig, quasi irriconoscibile dall’icona di 007) sia sempre lasciato meta’ in ombra, per sottolineare i due lati della personalita’ di Perry, a volte estremamente sensibile ma capace anche di gesti brutali e spietati.
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Truman Capote: A sangue freddo
Novembre 1959: il massacro di una famiglia in Kansas attira l’attenzione del celebre scrittore Truman Capote che decide di utilizzare il caso per tentare una nuova formula letteraria ibridando romanzo ed inchiesta giornalistica.
Raggelato nel suo fascino disturbante, un biopic sui generis che invece di narrare l’intera parabola esistenziale del protagonista concentra l’attenzione su un particolare episodio della sua vita che si rivela fondamentale per capirne l’esistenza.
Il personaggio in questione e’ Truman Capote controverso protagonista della letteratura e del bel mondo newyorkese che, forte delle sue capacita’ intellettive osa l’inosabile diventando amico degli assassini che compirono lo sterminio della famiglia Clutter per poter ottenere informazioni di prima mano per il suo romanzo-verita’.
Mentre nel biopic tradizionale il protagonista e’ quasi angelicato , perennemente giustificato anche nelle scelte piu’ sconsiderate , in questo film lo spettatore rimane sconcertato perche’ l’immagine che viene data di Capote non e’ molto confortante.
Il titolo che Capote sceglie per il romanzo A sangue freddo si potrebbe adattare perfettamente anche al suo lucido e spietato proposito di utilizzare un sentimento di amicizia a fini letterari; solo le didascalie finali che raccontano come lo scrittore non si sia mai veramente ripreso da questa esperienza permettono allo spettatore di simpatizzare nuovamente per il protagonista del film.
Piu’ che narrare una biografia, o parte di essa, la pellicola indaga sul superomismo che affligge l’artista costretto (?) a mettere l’arte prima dei rapporti umani, un tema assai poco presente nella cinematografia contemporanea.