Turista per caso

The Accidental Tourist
USA 1988 Warner Bros
con William Hurt, Kathleen Turner, Geena Davis, Amy Wright, David Ogden Stiers, Ed Begley Jr., Bill Pullman, Robert Hy Gorman, Bradley Mott, Seth Granger
regia di Lawrence Kasdan

Un anno dopo la tragedia che ha sconvolto le loro vite, la morte del figlio adolescente durante una rapina in un fast food, Sarah Leary decide di separarsi dal marito, Macon. Lui è uno scrittore di guide turistiche spesso in viaggio e deve lasciare Edward, il cane, in una pensione per animali. Muriel, la tenutaria della pensione è una donna molto estroversa che fa subito capire a Macon di essere interessata a lui. Dopo molte titubanze Macon si mette con Muriel quando al matrimonio della sorella Sarah gli chiede di tornare insieme e Macon accetta ma durante un viaggio di lavoro a Parigi Muriel lo segue e anche Sarah lo raggiunge…

Turista per caso è certamente l’opera più nota del regista Lawrence Kasdan, candidata a quattro premi Oscar risolti con la vittoria di Geena Davis come miglior attrice.
Pur essendo coinvolto come sceneggiatore in diversi capitoli della saga di Star Wars, Kasdan nelle sue regie punta a toni intimistici, a commedie agrodolci che sovente girano intorno al tema della morte.

Turista per caso racconta la rinascita di un uomo introverso che pur facendo lo scrittore non ha la capacità di elaborare il lutto che gli ha sconvolto la vita.
Del resto il settore in cui lavora è piuttosto peculiare: Macon scrive guide turistiche per chi viaggia per lavoro, gente che forse preferirebbe stare a casa, quindi i suoi consigli sono volti a razionalizzare l’esperienza del viaggio in modo che l’inatteso impatti il meno possibile sulle abitudini del viaggiatore.
La metafora è lampante e usata per illustrare i vari capitoli della trama: Macon vive e scrive in modo da controllare ogni imprevisto e proprio il suo bisogno di controllo lo rende più inerme davanti agli sconvolgimenti della morte e dell’amore.

La rinascita di Macon irrompe nella sua vita con l’incontro con Muriel, figura bizzarra chiaramente costruita sulla falsariga di Susanna!: una donna sopra le righe, madre single di Alexander, ragazzino con problemi di salute e vittima di bullismo; la presenza di Muriel sconvolge alquanto quel che resta della famiglia di Macon, tre fratelli (una sorella che guida la casa con piglio deciso e maniacale e due fratelli ultra quarantenni incapaci di badare a sé stessi).
Macon si lascia trascinare nella relazione con Muriel forse anche per la tenerezza verso il figlio di lei ma appena l’ex moglie riappare, l’uomo torna alla vita di famiglia e ci vorrà ancora il bizzarro viaggio a Parigi in cui è conteso tra le due donne per fargli comprendere l’imprevedibilità della vita e dei sentimenti.

Il serpente e l’arcobaleno

Ilserpenteelarcobaleno

The Serpent and the Rainbow
USA 1988 Universal
con Bill Pullman, Paul Winfield, Cathy Tyson, Zakes Mokae, Brent Jennings, Conrad Roberts
regia di Wes Craven

L’antropologo Dennis Alan durante una spedizione sul Rio Negro beve la pozione di un potente stregone che dovrebbe svelargli il futuro: dopo un primo momento gioioso in cui incontra il suo spirito guida, l’esperienza si trasforma in un incubo di morte. Tornato in America, Alan viene assunto da una casa farmaceutica perché si rechi ad Haiti per seguire il caso di un maestro di scuola, Christophe, ricomparso dopo anni dalla sepoltura: si vuole studiare il caso per sfruttare il fenomeno della zombificazione per migliorare le tecniche di anestesia. Il contatto ad Haiti è la bella psichiatra Marielle Duchamp che lo introduce nella complessa realtà haitiana e di cui Allan s’innamora attirando l’attenzione molesta di Dargent Peytraud, capo dei  Tonton Macoute, milizia personale del dittatore Baby Doc Duvalier…



Il serpente e l'arcobaleno


Avevo visto Il serpente e l’arcobaleno al cinema e la nuova visione ha riconfermato l’ottimo ricordo che conservato dell’horror a sfondo politico di Wes Craven.
In questo film il regista offre una rilettura originale della figura degli zombie: se da una parte c’è la ricerca scientifica del fenomeno della morte apparente, dall’altra gli zombie sono la rappresentazione dell’oppressione della dittatura, il capo della milizia Peytraud è uno stregone che ha al proprio servizio innumerevoli anime di altri sciamani e sfrutta questo potere per governare la volontà degli oppositori del potere trasformandoli in zombie, Christophe era un maestro che non aveva paura di esprimere le proprie idee e si ritrova ridotto allo stato di zombie, con l’ulteriore sfortuna di ricordare tutte le fasi del processo di zombificazione: la morte apparente dovuta alla tetradotossina, l’inumazione, il risveglio nella tomba e la “resurrezione” a questa parvenza di vita fatta di terrore e mancanza di volontà al servizio del suo aguzzino.



Ilserpenteelarcobaleno


Tratto dal saggio omonimo dell’etnobotanico Wade Davis che racconta la sua esperienza con il celebre caso di zombificazione accertata del contadino haitiano Clairvius Narcisse, il film di Craven sa riproporre l’atmosfera antropologica mostrando scene di folklore haitiano, da quello per i turisti, alle forme religiose che sovrappongono il culto cattolico al woodoo per arrivare alla dimensione più oscura fatta di cimiteri, visioni spaventose e torture reali inflitte dal Tonton Macoute l’orrore più spaventoso e ahimè reale mostrato nel film.



The serpent and the rainbow


Una discesa infernale che neppure l’”happy end” finale riesce a mitigare e anche nella realtà, nonostante la fuga del dittatore con cui si conclude il film, le sorti di Haiti rimangono sempre drammatiche.