Luca

LucaUSA 2021, Pixar
regia di Enrico Casarosa

Luca è un essere marino che vive nelle acque della Liguria, un bravo ragazzino che fa il pastore all’allevamento di triglie della famiglia. I suoi genitori sono molto apprensivi e lo mettono perennemente in guardia dagli umani. L’attrazione per il mondo terrestre è però fortissima anche perché la razza a cui Luca appartiene ha la capacità di prendere le sembianze umane una volta sulla terra ferma, rivelando il vero aspetto solo a contatto con l’acqua. L’incontro con Alberto che vive su un’isolotto disabitato circondato da oggetti umani è l’occasione per Luca di scoprire il mondo che tanto lo attira e tanto inquieta i genitori. Gli incontri con Alberto si fanno sempre più lunghi per costruire una Vespa, e ben presto i genitori di Luca scoprono il segreto del figlio e intendono mandarlo negli abissi marini con lo zio Ugo. Luca e Alberto fuggono e si rifugiano a Ponterosso, il paese degli umani, in cerca di una vespa per viaggiare per il mondo. Incontrano Ercole, borioso ragazzotto che vince da anni la Portorosso Cup, una gara di triathlon per ragazzini e si alleano con Giulia, una coetanea impertinente che li accoglie in casa assieme al burbero padre Massimo e al gatto Macchiavelli che da subito ha capito la vera natura dei due ragazzi e li guarda con sospetto. Mentre i genitori di Luca arrivano a Ponterosso alla ricerca del figlio, i tre ragazzini si allenano per la gara e Giulia alimenta la passione di Luca per la curiosità verso il mondo parlandogli della sua scuola e regalandogli libri. Alberto, geloso del desiderio di Luca di andare a scuola invece che in giro in vespa con lui, rivela a Giulia la loro vera natura di mostri marini venendo scoperto da Ercole e dai suoi amici. Riusciranno i tre sfigati (come si sono soprannominati) a recuperare la loro amicizia e a vincere la gara?

L’ultimo film Pixar – Disney uscito all’invio dell’estate è un piacevole film di formazione che rievoca la gioia delle estati italiane a partire dagli anni ’50 fino agli anni ’80 con un pastiche cronologico di musiche che vanno da Gianni Morandi fino a Edoardo Bennato, locandine di film quali La Strada, Vacanze Romane, una fotografia di Mastroianni nei panni del Fefè di Divorzio all’italiana. La direzione di un autore italiano evita il più trito stereotipo del Bel Paese, grazie all’ambientazione piuttosto ben connotata nella fantasiosa Ponterosso alle Cinque Terre e il gioco funziona sia per gli italiani che non trovano troppo risibile l’immagine da cartolina all’americana, sia per gli americani che comunque ritrovano i simboli più cari dell’italianità: la pasta, il mare, la mitica Vespa.
Funziona anche lo sguardo ammirato sulle bellezze naturali: la scoperta della luce, del sole, le fantasie marine richiamano nei concetti ma anche nella colorazione e nello stile l’attenzione alla natura dei lavori di Miyazachi, e i protagonisti dotati di doppia natura, sia umana che anfibia richiamano il suo immaginario fantastico.
Tutti gli elementi di Luca sono la rilettura di un antecedente: Luca ed Alberto tutto sommato sono la versione maschile de La Sirenetta, il loro aspetto richiama Il mostro della Laguna Nera Alberto è in fondo un Lucignolo più di buon cuore e Luca un Pinocchio più volitivo.
Nonostante il rischio di dejà vu sia sempre incombente, Luca riesce a sorprendere per la sua freschezza che coinvolge tutti gli aspetti del film, dai personaggi, al tratto stilistico.
L’incontro tra mondi diversi che prima si temono poi si abbracciano fraternamente si presta a diverse letture: la scoperta e il timore del mondo tipico della preadolescenza e l’invito ad accettare l’altro da noi, il diverso, senza paura.

Anima persa

Italia, 1977
con Vittorio Gassman, Catherine Deneuve, Danilo Mattei, Anicée Alvina, Ester Carloni, Gino Cavalieri, Michele Capnist, Aristide Caporale
regia di Dino Risi



Anima persa


Il diciannovenne Tino Zanetti vuole studiare pittura e si trasferisce dalla provincia a Venezia, ospitato dagli zii che vivono in una grande casa in decadimento. Lo zio Fabio è arcigno e severo anche con la moglie, la molto più giovane Elisa. Ben presto Tino si accorge di strani rumori e la cameriera Annetta gli rivela che al piano superiore vive recluso, Alberto, fratello pazzo di Fabio. Le confidenze dei due zii però rivelano a Tino una realtà ancora più inquietante…


Animapersa


Il film è tratto dal romanzo di Giovanni Arpino, Un’anima persa che non approvò la trasposizione cinematografica.
L’opera, considerata minore, rimane relegata nella filmografia del regista anche per il tema scabroso trattato, la pedofilia: il rapporto perverso che lega Elisa e Fabio li porta a inventarsi una realtà fittizia fatta di morti e fratelli immaginari per giustificare la scomparsa di un sentimento svanito con la normale crescita della bambina. Uno sguardo inquietante e a suo modo pietoso su uno degli abissi più orridi della follia umana.
E’ interessante lo sviluppo del film che parte da un topos classico del genere gotico, la porta chiusa dietro cui si celano i più oscuri segreti di famiglia e il divieto assoluto di varcarla, veto che ovviamente scatena l’irrefrenabile curiosità.



Anima-persa


Torna anche il rapporto de Il sorpasso: il giovane timido e senza esperienza affascinato suo malgrado da un adulto sicuro e saccente, se Bruno Cortona era l’apoteosi dell’ignoranza e della gaglioffaggine,  Fabio Stolz nasconde i suoi demoni dietro una facciata irreprensibile di conformismo -la tirata contro i cappelloni compagni del corso d’arte del nipote- e cultura: le continue citazioni letterarie, soprattutto in tedesco. Il doppio ruolo di Fabio e Alberto permette a Gassman di sfruttare tutto il suo grande talento di mattatore e Risi riesce a tenere a bada l’estro dell’attore mettendolo al servizio del film.
Se il giovane de Il Sorpasso ci lasciava la pelle, Tino si salva grazie alla fuga finale e all’amicizia con Lucia, la modella che posa al suo corso. La ragazza diventa sua confidente e lo aiuta nelle ricerche della tomba di Beba, la bambina morta, presunta figlia di Elisa.
Anima persa ha anche elementi thriller, piccoli indizi disseminati qua e là che lasciano intuire il legame malsano dei due coniugi: la voce infantile con cui Elisa si esibisce nel fatiscente teatro del palazzo, i continui riferimenti alle piante di Fabio, ingegnere, quando dovrebbe essere Alberto lo studioso di scienze naturali.



Animapersa


Venezia è l’ambientazione ideale per la vicenda: la bellezza decadente, le acque limacciose e piene di immondizie, la galleria di personaggi bislacchi sottolineano l’atmosfera putrescente e morbosa del film.

Il cigno

The swan
USA 1956 MGM
con Grace Kelly, Alec Guinness, Louis Jourdan, Agnes Moorehead, Jessie Royce Landis, Brian Aherne, Leo G. Carroll, Estelle Winwood, Van Dyke Parks, Christopher Cook, Robert Coote
regia di Charles Vidor



The Swan

1910: un piccolo principato della Mitteleuropa è in fibrillazione perché il principe ereditario sta venendo in visita per valutare la principessa Alexandra come probabile regina. L’incontro tra Alberto e la ragazza non è entusiasmante e così la madre di Alexandra s’ingegna per attirare le attenzione del futuro sovrano. A farne le spese è il professor Agi, giovane tutore dei fratellini di Alexandra e segretamente innamorato della principessa che lo invita al ballo per far ingelosire Alberto. La fanciulla però non riesce a mentire al giovane e gli rivela che lo sta usando per obbedire alla volontà della famiglia. Colpita dalla reazione del giovane Alexandra si scopre a sua volta innamorata ma il professore lascia il castello e Alexandra si avvia al suo destino di regina.


Ilcigno

Il cigno è il penultimo film di Grace Kelly, già promessa a Ranieri di Monaco e protagonista di questo film che ricalca e anticipa il suo destino di sovrana.
La pellicola è uno strano miscuglio tra commedia e film puramente sentimentale: il regno da operetta governato dall’ambiziosa Beatrice, madre di Alexandra che può contare sull’aiuto della vecchia cugina Sinforosa e su Carlo, nobile che ha deciso di farsi frate rinunciando a incarichi e titoli, sono un contrappunto divertente -che ancora funziona- alla liason strappalacrime tra l’algida principessa e il romantico professore plebeo che come nello stile dei melodrammi dei secondi anni ’50 sfocia in un confronto diretto tra lacrime e baci negati.
A legare le due anime del film pensa Alec Guinness, insolito ma azzeccato principe ereditario, che gioca sornione con i parenti che fanno di tutto per affibbiargli Alexandra come consorte, la ragazza è bella ma inesperta e troppo algida, a far decidere Alberto non è tanto la gelosia quanto il vedere finalmente risvegliata l’anima della bella fanciulla. Cameo insuperabile di Agnes Moorehead nel ruolo della regina imperiosa e un po’ isterica ma estremamente simpatica.



Il cigno

Alla regia c’è Charles Vidor che dieci anni prima aveva diretto Gilda, ungherese di nascita, si trova a suo agio con la commedia di Ferenc Molnár, soprattutto negli aspetti più ironici, ma trattandosi di una produzione MGM il tono sussiegoso, come i costumi e le scenografie sontuose, sono necessari.