Notizie degli scavi

Notiziedegliscavi Il Professore svolge commissioni e lavoretti per una casa d’appuntamenti in cambio di vitto e alloggio. Un giorno Lea, una prostituta che aveva lavorato in precedenza presso la casa, gli affida una commissione da fare alla Marchesa, un’altra ragazza che ha appena tentato il suicidio..

Ho visto il film al cineforum di Tortona, alla presenza del regista, Emidio Greco che ha introdotto la pellicola spiegando che il film e’ tratto dall’omonimo racconto di Franco Lucentini del 1964 e gia’ da allora il regista aveva intenzione di portarlo sullo schermo. Il progetto e’ rimasto accantonato e solo 47 anni dopo Greco ha pensato che i tempi fossero maturi per raccontare la storia: se nel mezzo dell’ottimismo del boom economico un personaggio come quello del Professore sarebbe stato poco accettato sul grande schermo, in questi anni di precariato estremo la sua figura diventa legittima tanto da giustificare un ringiovanimento del personaggio che il regista ha confessato di aver immaginato ai tempi anziano o di mezz’eta’. Oggi ad interpretarlo sullo schermo c’e’ un Battiston superlativo che usa il suo corpo ingrassato ulteriormente per raccontare il disagio di quest’uomo al limite dell’autismo. Greco sceglie di portare l’azione ai giorni nostri ma di utilizzare lo stile dei dialoghi del racconto, un linguaggio un po’ desueto di mezzo secolo fa, ne risulta uno scollamento straniante tra il contesto attuale e il linguaggio, i pensieri dei due protagonisti, a sottolineare ulteriormente la loro solitudini che solo la caparbieta’ della Marchesa portera’ ad incontrarsi, riconoscersi ed accettarsi nel finale e Battiston sa gestire con ineccepibile scioltezza quel linguaggio fuori dal tempo che e’ la sfida del film, cosa che non sempre riesce alla pur brava Ambra Angiolini.
Motore della vicenda, che da’ anche il titolo all’opera, sono gli scavi di Villa Adriana a Tivoli: il Professore ci finisce per caso mentre aspetta che una ragazza che ha accompagnato faccia il suo lavoro. Greco ci racconta la bellezza commovente del luogo con la grazia di un documentario d’arte accompagnando il primo inserto dedicato al sito con la musica di Mozart. Villa Adriana ha il potere di scuotere il Professore, quelle pietre che hanno superato i secoli ma di cui non si conosce con esattezza il fine (il teatro e’ un presunto teatro greco) gli dimostra che non esistono certezze in cui rifugiarsi, la seconda visita avviene quando anche la Marchesa e’ andata a prostituirsi e mentre il Professore guarda la bellezza cosi’ sensuale delle sculture conservate nel museo, capisce il lavoro che fa la donna con cui ha stretto un legame, di cui non ci interessa determinare la natura.
L’aver portato l’azione del film ai giorni nostri ha il tragico vantaggio di mostrare in maniera dirompente il contrasto tra la bellezza e lo squallore dei capannoni di periferia che il pullman deve attraversare per tornare a Roma. Si rimarca cosi’ il potere salvifico della bellezza che stiamo drammaticamente perdendo.
Da ricordare anche il bellissimo tango dei titoli di coda, Insieme, cantato da Ornella Vanoni su parole dello stesso Emidio Greco, musica di Bacalov.

Il trono di spade

Tronodispade

Delusa dai mediocri dinosauri di Terranova -ma quanto erano piu’ realistici quelli di Primeval?-, per nulla spaventata dalle paurose atmosfere di American Horror Story, ritrovo finalmente il feeling con ”l’evento dell’anno” (ce n’e’ uno ogni mese però!) grazie a Il trono di spade.
Tratta dalla saga fantasy Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin, la serie firmata, tanto per cambiare, dalla HBO riesce a restituire la dimensione epica di una grande saga nordica con qualche reminiscenza shakespeariana nel complicato gioco di potere per la conquista e il mantenimento del comando simboleggiato dal trono di spade a cui debbono obbedienza sette regni.
La fiction si apre mentre governa re Robert, primo esponente della casata Baratheon a salire al trono dopo che il potere era appartenuto per secoli ai Targaryen, deposti per la pazzia dell’ultimo sovrano. I figli dell’ultimo re, Daenerys e Viserys cercano di riprendere il trono allendosi con i selvaggi Dothraki grazie al matrimonio di Daenerys con il capo dell’orda. Re Robert pero’ deve guardarsi anche delle insidie in seno alla famiglia reale: sua moglie Cersei Lannister della ricchissima famiglia Lannister ha un rapporto incestuoso con il gemello Jiame e molto probabilmente l’erede al trono Joffrey Baratheon e’ frutto dell’incesto. A queste conclusioni giunge il nuovo Primo Cavaliere del Re, Eddard Stark, mentre cerca di capire come e’ morto il suo predecessore nonche’ cognato.


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Eddard Stark, e’ il lord di Grande Inverno la zona piu’ a nord del regno che una Barriera separa da terre ostili dove vivono popolazioni selvagge ed esseri soprannaturali, gli estranei.
La trama e’ molto complessa ma riesce a gestire bene l’immenso corpus di trame e sottotrame con un ottima delineazione dei caratteri che non sono per nulla manichei, ma ricchi di diverse sfumature; il mio preferito per ora e’ Tyrion Lannister, detto il folletto, fratello nano ma molto piu’ simpatico e soprattutto sveglio, dei due belloni gemelli Cersei e Jaime.
Alla potenza narrativa corrisponde anche una potenza visiva, molto elegante nella forma con una revisione fantastica ma non eccessiva di castelli medievali. Girata tra Irlanda, Scozia, Malta e il Marocco, la serie offre ambientazioni maestose, che si ammirano con una punta di amarezza pensando che l’Italia avrebbe potuto offrire scenari altrettanto onorevoli ma ormai siamo completamente usciti dal giro delle produzioni internazionali. Consoliamoci con la bella fotografia dell’italianissimo Marco Pontecorvo, il regista del celebrato Pa-ra-da.
Notevole come sempre la sigla: faccio ancora un po’ fatica a seguire la cartografia dei Sette Regni, ma il modo in cui sorgono gli edifici esprime molto efficacemente le macchinazioni che stanno alla base della trama.