Texas

Texas E’ piuttosto difficile cercare di essere obiettivi nel giudicare un film che racconta una realta’ molto vicina alla propria, anche geograficamente, tanto che alcune scene (il ristorante cinese) sono state girate a pochissimi chilometri da casa mia. L’argomento scelto e’ comunque interessante e inusuale: la periferia della provincia, la vita di quei borghi delle comunita’ montane che d’estate sono la gioia del turista e dei programmi televisivi ma che per i residenti, soprattutto se giovani, si trascinano nella monotonia senza prospettive di un mondo ancora in bilico tra una cultura contadina e una societa’ gia’ postindustriale, dove il cellulare neanche prende e l’autostrada che continua a scorrere indifferente ai piccoli grandi drammi del paese rappresenta l’unica via di fuga.
Interessante la scelta di Paravidino di illustrare una realta’ cosi’ grigia nelle situazioni e nelle condizioni atmosferiche con una fotografia molto vivida, quasi iperrealista che ben sottolinea, forse meglio dei nervosi movimenti di macchina, le tensioni sotterranee dell’apparentemente quieto gruppo di amici e degli adulti che li circondano.
Innegabile la presenza di qualche buco di sceneggiatura, che vuole condensare in pochi mesi anche la storia di Maria, la maestra tornata per insegnare in paese, dove rincontra un vecchio compagno di scuola che sposa e ben presto si ritrova insoddisfatta del suo matrimonio.
Se le introduzioni dei vari personaggi sono ironiche ed alleggeriscono una vicenda dai risvolti drammatici, mostrare il prefinale prima che il racconto sia svolto dai flashback e’ una scelta azzardata che rischia di confondere lo spettatore, anziche’ incuriosirlo.