La bestia nel cuore

Labestianelcuore


Il film della Comencini mi ha lasciato del tutto insoddisfatta, anche se ho apprezzato la storia principale dei due fratelli molestati dal padre nell’infanzia; non capisco perche’ con un tema cosi’ scottante da approfondire ci sia stata la necessita’ di disperdersi in storie parallele molto piu’ convenzionali: forse si avvertiva l’esigenza di alleggerire i toni della pellicola, un modo come un altro per giustificare la mancanza di coraggio.
Non ho capito assolutamente la continua diatriba tra cinema e televisione che coinvolge il marito della protagonista ed i suoi colleghi impegnati in una fiction: credevo che avesse una qualche valenza particolare visto che nel primo incubo relativo alla propria infanzia, Sabina inizia a prender coscienza di cio’ che ha subito vedendolo su uno schermo, invece le frustrazioni artistiche di attori e registi costretti a ripiegare sulla banalita’ della tv per campare diventano solo uno sterile refrain, addirittura un po’ ridicolo se si pensa che Alessio Boni e’ arrivato al successo con Incantesimo, seriale medical-televisivo tra i piu’ melensi.



Bestianelcuore


Non mi ha convinto del tutto neppure l’amore lesbo tra l’amica cieca di Sabina e la cinquantenne abbandonata dal marito interpretata da Angela Finocchiaro, l’ho trovato piuttosto stereotipato e la scena in cui la cieca si dichiara guardando in un altra direzione mi ha fatto cadere le braccia per l’evidente significato che si voleva dare all’amore che procede a tentoni e non riesce mai a centrare il proprio bersaglio e per la soluzione della scena con una battuta (scontata) della Finocchiaro.
Ma il vero grande interrogativo che mi ha posto questo film e’ il seguente:perche’ tutti i non vedenti della storia del cinema, da Audrey Hepburn in poi, devono vivere in un seminterrato?!?