Danny e’ lo scagnozzo dello strozzino Bart, e come un cane viene trattato, con un collare che gli viene tolto solo quando deve scatenarsi come una furia contro le vittime del suo padrone. Un giorno Danny conosce un accordatore cieco e grazie a questo nuovo rapporto riscopre la sua passione per la musica ed il suo passato.
Dietro questo film si muove l’eminenza grigia del cinema d’azione europeo, Luc Besson che aggiorna alle nuove mode il modello dei film orientali a cui il lavoro si ispira, inserendo alcune scene di combattimento mutuate dal wrestiling, sport (?) che, negli ultimi tempi sta conquistando il vecchio continente.
Azione e divertimento sono i punti di forza dei plot di Besson ed infatti la scena dell’investimento della macchina da parte di un camion e’ quantomeno fantozziana e il combattimento tra Danny e il nuovo picchiatore di Bart all’interno di uno spazio ristrettissimo e’ ineccepibile, ma questo soggetto si prestava ad interessanti studi psicologici che non sono stati sviluppati, appiattendo tutto al manicheismo favolistico dove alla cattiveria si oppone la bonta’ che alla fine vince sempre.
La cecita’ del vecchio accordatore sembrava rimandare al solo personaggio che in Frankestein e’ gentile con il mostro perche’ non e’ cosciente della sua diversita’: sarebbe stato interessante vedere in Danny the dog la reazione dei “buoni” se avessero scoperto che la persona che avevano accolto in casa era in realta’ una pericolosissima macchina da guerra.
Piatta anche la recitazione di Morgan Freeman, mentre Bob Hoskin crea un vilain dai toni esasperati e un po’ ridicoli che ben supporta il cote’ ironico del film.
Il film e’ ambientato in una Glasgow irriconoscibile, anche perche’ e’ girato prevalentemente in interni, ma il lampadario che Danny stacca per fuggire sul solaio e’ della scuola di Mackintosh, con tanto di rose stilizzate: sinceramente credevo di potermi commuovere durante il film, invece mi son preoccupata solo per la sorte del pezzo liberty.