Dopo alcuni anni passati a cercare tra i resti del pianeta Krypton qualcosa del suo passato, Superman torna sulla Terra, trovando Lois Lane sposata e con un figlio mentre Lex Luthor e’ uscito di galera..
Benche’ io non sia una grande ammiratrice dei film tratti dai comics, ho apprezzato questo ritorno di Superman sul grande schermo, legato saldamente alla precedente saga nel 1978 dalla grande somiglianza fisica tra il protagonista Brandon Routh e il compianto Christopher Reeve, con omaggi ai grandi attori guest star delle precedenti edizioni: l’immagine di Marlon Brando ricostruita al computer e la foto di Glenn Ford che troneggia sul caminetto di casa Kent.
Mi e’ piaciuta molto la scenografia che unisce l’high tech al piu’ sontuoso stile art deco rappresentato dal palazzo del Daily Planet.
Gli effetti speciali erano di grande impatto (memorabile il salvataggio e il conseguente parcheggio “di muso” dell’aereo all’interno dello stadio) ma non troppo invasivi.
Per quanto concerne il plot forse qualche sforbiciata nella parte iniziale ci poteva stare: visto che il film si ricollega cosi’ saldamente alle pellicole precedenti si poteva forse evitare la parte del giovane Superman che prende coscienza dei suoi poteri (se non erro c’e’ stata anche una serie televisiva incentrata sulle sue avventure giovanili).
Bryan Singer supera il modello attuale del superoe problematico dando alla vicenda toni messianici: l’unico sangue che si vede scorrere e’ quello di Superman (e si’ che Lois Lane viene sbatacchiata per bene ma al limite esce appena scarmigliata) e piu’ che volare, l’uomo d’acciaio ascende al cielo.
Il film si inserisce in un filone piuttosto sentito dal cinema americano di questi ultimi anni: la ricerca del padre assente che qui assume anche una connotazione politica: vedere Superman preso a calci nel fango mentre grida la propria natura mi ha fatto pensare all’attuale situazione politica americana.