Two Sisters

Twosister

Il film coreano ha l’eleganza formale di cui
parla qualsiasi recensione, ma purtroppo questa non basta: il
meccanismo della vicenda e’ subito chiaro e forse l’eccesso di
personaggi rende confuso un plot di per se’ gia’ molto complesso. Il
ruolo chiave della matrigna e’ molto poco comprensibile, ma potrebbe
essere che questa liberta’ d’interpretazione sia voluta dal regista.
Qualche momento veramente spaventoso c’e’, anche se ormai pure l’horror
orientale ha il suo cliche’ in queste donne dai movimenti rallentati
con la testa china in avanti coperta dalla loro fluente chioma: tutte
emule della Masako di Ringu.

Senza svelare nulla della trama, devo dire che questo percorso nei
meandri di una mente malata mi ha ricordato moltissimo l’ultimo
capolavoro di David Cronenberg: Spider, interpretato da un grandissimo Ralph Fiennes nel 2002.

Sottolineati i difetti del film, invito chiunque avesse un
interesse o per il cinema orientale o per l’horror in genere ad andarlo
a vedere per motivi cosi’ dire civili, dato che quella gentaglia da
evitare che risponde alla sigla del Moige si sta scatentado con la
locandina del film, che a loro parere da un’ immagine poco rassicurante
della famiglia, notoriamente luogo di serenita’ e rifugio dai mali del
mondo: qui
la notizia. Posso solo dire che ho visto coi miei occhi 4 ragazzini
adolescenti che uscivano dal primo spettacolo sul punto “linciare”
(scherzosamente, of course) l’amica che aveva proposto il film perche’
non lo avevano trovato abbastanza spaventevole: c’e’ ancora da sperare
nelle giovani generazioni!

28 giorni dopo

L’ultima fatica di Danny Boyle si rivela faticosa anche per gli sventurati che l’hanno vista.
Battute a parte non basta l’indubbio talento visivo del regista per sostenere un film che si rivela una scopiazzatura di diversi classici fanta-horror: da La notte dei morti viventi, al tema del gruppetto in fuga tra i pericoli della metropoli che fa tanto I guerrieri della notte, al capo del drappello militare talmente ispirato all’Amon Goeth di Schindler’s list, da averlo fatto interpretare a un sosia di Ralph Fiennes.
“Uno scienzato è l’unico sopravvissuto sano di un epidemia che ha trasformato l’umanita’ in vampiri fotofobici”, questa la trama (da Il Mereghetti 2000) di un film italiano del 1968 con Vincent Price: L’ultimo uomo della terra.
Finito il giochino dei rimandi (scusate ma qualcosa dovevo pur inventarmi per non cadere addormentata 28 minuti dopo) mi resta il sapore di un incongruenza: l’epidemia si scatena a causa delle scimmie (che avrebbero sviluppato la rabbia guardando filmati della violenza umana!!! secondo la spiegazione che da il sommo critico del televideo rai ..non ne conoscevate l’esistenza? pagina 160 durante il fine settimana).
Le cavie vengono liberate da un’azione di ambientalisti estremisti, ma i nostri protagonisti devono salvarsi dalla follia militare: anarchia si, ma non troppa?