La valle dei sorrisi

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Italia 2025, con Michele Riondino, Giulio Feltri, Paolo Pierobon, Romana Maggiora Vergano, Sergio Romano, Anna Bellato, Roberto Citran
regia di Paolo Strippoli

Nel 2009 il paesino alpino di Remis è stato segnato da un disastro ferroviario ma quindici anni dopo il villaggio ha ritrovato una sua serenità. Qui arriva Sergio Rossetti, ex judoka, per una supplenza di educazione fisica; l’uomo è segnato da un grave lutto che lo porta a bere. Michela, la ragazza che gestisce la locanda del paese s’interessa al suo dramma e gli propone una soluzione, Sergio capisce così come hanno riacquistato la serenità gli abitanti del paesino: basta abbracciare regolarmente “l’angelo di Remis”…

Presentato in anteprima alla Mostra di Venezia, il film di Paolo Stripppoli dimostra di saper utilizzare gli stilemi horror per analizzare tematiche più profonde, direi filosofiche.

“L’angelo di Remis” è un quindicenne che per vie sovrannaturali riesce a prendere su di sé il dolore di chi lo abbraccia. Mentre il paese, pur idolatrando Matteo, in realtà lo sfrutta per la propria serenità, il professore di ginnastica sembra essere l’unico a percepire l’ingiustizia nei confronti del ragazzino: nessuno gli ha mai chiesto se è contento di svolgere il suo compito salvifico e c’è un dialogo molto interessante tra Sergio e Michela a questo proposito in cui la ragazza ribatte che non è giusto nemmeno il dolore che è toccato a lei o quello che è toccato a Sergio; in quest’epoca dove l’importante è sfuggire al dolore, conta solo quello personale e il proprio sollievo vale bene le pene di qualcun altro.

Il sollievo è in realtà apparente perché, come ogni scarica di dopamina, crea dipendenza e gli abitanti di Remis mostrano le crisi di astinenza grattandosi nervosamente: da questa perforazione della barriera epiteliale Matteo è in grado di prendere il controllo della mente dell’individuo e cosa potrà mai andare storto quando questo potere è in mano a un ragazzino alle prese con le prime pulsioni sessuali?

Un altro punto interessante de La valle dei sorrisi che travalica il genere horror è l’analisi del rapporto padre/figlio. Sergio e Mauro Corbin sono due figure speculari: il primo ha perso il figlio, il secondo cova il suo come una gallina dalle uova d’oro.

Il senso di colpa per la morte del figlio permette a Sergio di interessarsi allo strano ragazzo che gli ha reso la serenità quindi sviluppa con lui un legame da mentore, anche grazie alle sue attività di sportivo e di insegnante. È l’unico che chiede al diretto interessato cosa se ne faccia di tutto quel dolore che raccoglie dagli altri, una domanda che forse nemmeno Matteo si è mai posto e che forse un capro espiatorio non dovrebbe mai farsi dato che è praticamente impossibile sfuggire al proprio ruolo e il tesissimo finale lo dimostra.

Il compleanno

Due coppie di amici poco piu’ che quarantenni affittano una villa sul litorale laziale per trascorrervi le vacanze estive. Verranno raggiunti da David, il figlio ventenne di di una delle due coppie. La presenza del bellissimo ragazzo fara’ saltare gli equilibri emotivi del quartetto, in particolare Matteo, stimato analista, non riuscira’ a controllare la sua passione amorosa per il giovane. Gli esiti saranno funerei.



Ilcompleanno


Gli esiti sono funerei anche per la pellicola che si dimostra interessante nella prima parte in cui si analizzano le psicologie dei vari componenti del gruppo ma scade tragicamente nel prevedibile quando la storia d’amore tra Matteo e David prende il sopravvento.
CompleannoMelodramma troppo celebrale e spiegato per coinvolgere davvero, al film va riconosciuto il merito di saper gestire con raffinatezza alcune scene ad alto rischio di comicita’ involontaria, grazie alla bravura degli attori e allo stile elegante del regista. Quando Thiago Alves si masturba sulle note di Maledetta primavera, Filiberti sa trasformare il ragazzo in un bellissimo Ganimede: luci e pose si rifanno espressamente alla pittura seicentesca, mentre il pianto di Matteo che ha intravisto la scena dalla finestra e’ davvero commovente.
Il passo successivo nel rapporto tra i due amanti e’ quello che segna la deriva deludente: i due si incontrano sulla spiaggia in una notte di plenilunio che illumina un vecchio rudere sul promontorio. In questo scenario teatrale Matteo offre a David da bere e il collegamento con il filtro d’amore bevuto da Tristano e Isotta nella rappresentazione teatrale con cui si apre il film e’ scopertissimo e da quel momento la tragedia e la musica wagneriana scandiranno l’evolversi della vicenda che si concludera’ con la morte prevedibilissima (per altro gia’ anticipata da una morte in spiaggia) di uno dei personaggi. I sopravvissuti siedono attoniti attorno alla tavola e mentre si fa largo nelle loro menti il motivo che ha causato l’incidente, il film si chiude su un tramonto dove i raggi photoshoppati del sole squarciano le nubi, a ribadire l’eccessiva teatralita’ di un film interessante sulla carta ma che non ha saputo mantenere le promesse: i personaggi manifestano tutti i luoghi comuni sull’alta borghesia di cui fanno parte: si legge Proust e Doris Lessing (le donne) mentre si parla del nulla, sfogliando la guida rossa del Touring.



Ilcompleanno


Le motivazioni che stanno alla base dell’innamoramento di Matteo sembrano quasi il rovescio di quelle espresse da Povia: persi entrambi i genitori durante l’adolescenza, Matteo ha dovuto rimboccarsi le maniche per farsi una posizione, l’impegno nello studio e nel lavoro lo ha reso rigido e il successo gli ha causato un senso di superiorita’ verso la moglie e gli amici, a quarant’anni si ritrova a fare i conti con un’omosessualita’ latente che non ha mai avuto il tempo di affrontare.
Ultimo appunto di contestualizzazzione storica: se uno ha passato da poco i quaranta, da adolescenze di scatenava sulle note dance dei Duran Duran &Co, ed era refrattario alla discomusic di fine anni ‘70 che insieme a Maledetta primavera appartiene ai must dei neo cinquantenni.