Dopo 15 anni anni di assenza in seguito ad una fuga precipitosa in California dove ha trovato la sua strada, Dito torna a trovare i suoi genitori nel Queens perche’ il padre e’ molto malato: oltre a confrontarsi con il genitore, Dito dovra’ affrontare i ricordi della sua adolescenza..
Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Dito Montiel, che ha anche diretto la pellicola, un film che riesce a toccare corde molto profonde dello spettatore: aldila’ delle concrete esperienze personali, quasi tutti dobbiamo fare i conti con il nostro passato, avere il coraggio di strappare anche duramente i legami con amici e famigliari e cercare la propria strada, ancora piu’ coraggioso e fortunato sara’ chi vorra’ (o potra’) tornare a confrontarsi da persona adulta e risolta con i propri fantasmi.
Una pellicola che piacera’ molto agli adolescenti degli anni ‘80 perche’ e’ in fondo la storia di quella generazione, il risvolto reale delle suggestioni create da pellicole molto amate come I ragazzi della 14° strada o Rusty il selvaggio.
Anche da un punto di vista tecnico si tratta di un esordio convincente sia per l’uso della macchina da presa, con immagini sporche e imperfette come sanno essere nei ricordi e con ottime soluzioni di sceneggiatura, tra tutte cito la suspense creata dalla scritta sulla casa di Dito che viene a lungo celata, ma il mio pensiero va alla morte di Giuseppe.