Sono rimasta abbastanza delusa dal succeso del momento, le
avventure del pesciolino Nemo.
Se la Pixar continua il suo lavoro di
perfezionamento degli scenari dei cartoon che sempre piu’ spesso paiono reali,
la storia, in puro stile Disney e’, a mio avviso, sdolcinatamente
melensa.
Marlin e Coral attendono la schiusa delle loro quattrocento uova
nella nuova casa: un anemome vista oceano, quando un barracuda divora le uova e
la coraggiosa madre spinta dall’istinto materno. Si salva solo un piccolo, per
giunta con pinna atrofica e il padre ansiogeno, nel tentativo di proteggerlo dai
pericoli del mare portera’ Nemo a sfidare l’oceano finendo cosi’ nella retina di
un sub. Questo e’ il melodrammatico antefatto che sta alla base delle avventure
del pesciolino nell’acquario e del padre alla sua ricerca per il vasto
oceano.
Ci sono anche momenti esilaranti: come i tre squali che tentano di
diventare vegetariani facendo riunioni sullo stile dell’anonima alcolisti, lo
svagato personaggio di Dory, fedele compagna di Marlin durante la ricerca del
figlio (potevano anche farli fidanzare alla fine!) magistralmente doppiata dalla
svampitissima Carla Signoris, ma nel complesso l’ho trovato un film
sopravvalutato dalla critica e dal favore del pubblico, nonostante le citazioni
hitchcockiane nella musica che accompagna l’arrivo della terribile bambina Darla
e e la scena dei gabbiani che prende spunto da Gli Ucccelli. Di gran
lunga migliore il corto che lo precede: datato 1989,e’ uno dei primi esperimenti
Pixar: narra le avventure di un gruppo di souvenir da viaggio: un pupazzo di
neve tentera’ di evadere dalla sua boccia per raggiungere una bella bambolina in
bikini, ricordo di Miami, con esiti esilaranti ed imprevedibili.