Un maledetto imbroglio

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Italia 1959, Cineriz
con Pietro Germi, Claudia Cardinale, Franco Fabrizi, Cristina Gaioni, Claudio Gora, Eleonora Rossi Drago, Saro Urzì, Nino Castelnuovo, Ildebrando Santafe, Peppino De Martino, Silla Bettini
regia di Pietro Germi

Il commissario Ingravallo della mobile è chiamato ad indagare sul furto di gioielli ai danni del commendator Anzaloni che si dimostra molto reticente e cerca di minimizzare i fatti. Del furto viene accusato Diomede, fidanzato di Assuntina, cameriera della signora
Banducci che vive nell’appartamento accanto, il giovane viene scagionato ma una settimana dopo viene trovata assassinata proprio Liliana Banducci. Le indagini si concentrano sul cugino della donna, falso medico e sul marito…

Dal romanzo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda, Pietro Germi trae un giallo che sa unire il cinema italiano al modello americano.

Il taglio è tipicamente noir, anche lo stile di ripresa secco rimanda al cinema americano con l’uso del flash back e stessi passaggi rievocati da personaggi differenti.

Le facce, e i vizi di cui Germi diventerà un grande fustigatore, sono tutte italiane: l’omosessuale che si nasconde dietro una facciata di normalità, la finta laurea del cugino, l’irreprensibile marito coi cimeli fascisti racchiusi nell’armadio che ha sedotto una cameriera minorenne di cui non sa più come liberarsi.

Germi è spietato con le ipocrisie della piccola borghesia mentre rivela una profonda umanità per le donne: a partire dalla signora Liliana ma soprattutto per Assuntina, la cameriera che ha fatto l’errore di innamorarsi dell’uomo sbagliato; la interpreta una Claudia Cardinale poco più che debuttante a cui il regista fa citare la corsa di Pina in Roma Città Aperta.

Il regista riserva per sé il ruolo del commissario, il suo Ingravallo burbero ma comprensivo, troppo indaffarato per avere una vita privata, a capo di una squadra un po’ sgarrupata è l’archetipo di tutti i commissari di polizia che abbiamo imparato ad amare, da Moltalbano a Schiavone, tutti richiamano alcun tratto del suo complesso carattere.

La donna della domenica

Italia 1975
con Jacqueline Bisset, Marcello Mastroianni, Jean-Louis Trintignant, Aldo Reggiani, Pino Caruso, Lina Volonghi, Franco Nebbia, Maria Teresa Albani, Omero Antonutti, Claudio Gora, Gigi Ballista, Renato Cecilia, Tina Lattanzi, Antonino Faà Di Bruno, Gil Cagné
regia di Luigi Comencini



Ladonnadelladomenica


La morte dell’architetto Garrone personaggio volgare e maneggione del sottobosco del bel mondo torinese mette in subbuglio la questura anche perché, alla notizia della morte i camerieri appena licenziati dalla signora Anna Carla Dosio portano alla polizia un documento autografo della donna che confida al suo migliore amico, Massimo Campi la necessità di liberarsi del Garrone. I due esponenti della ricca borghesia torinesi sono innocenti e volenterosi di aiutare il commissario, soprattutto Anna Carla. Lello Riviera, impiegato al catasto e innamorato di Campi conduce una sua indagine parallela per cercare di scagionare l’amante: metterà Santamaria sulla pista giusta ma ci lascerà la pelle.



Ladonnadelladomenica

Dall’omonimo romanzo di Fruttero e Lucentini, un giallo disimpegnato ma ben diretto ed interpretato.
Il tono volutamente leggero della pellicola è anticipato dall’ironica locandina che punta tutto sull’insolita arma del delitto: un fallo di marmo.


La donna della domenica

E’ interessante questo taglio leggero che arriva nel pieno della stagione del giallo all’italiana più truculento: ricordiamo che il 1975 è l’anno di Profondo Rosso, che condivide la stessa ambientazione torinese anche se con esiti del tutto diversi: tanto la Torino di Dario Argento è cupa e gotica, tanto Comencini ci mostra il lato più sonnacchioso della capitale sabauda ravvivata solo dai toni grotteschi riservati agli immigrati e al mondo della prostituzione e se Argento non lesina lo splatter, nel film di Comencini entrambi i delitti avvengono fuori scena.



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Mentre questo mondo “basso” s’impossessa della città, l’algida borghesia torinese finge indifferenza chiusa nel suo mondo di ville sulla collina anche se in realtà i grandi parchi vengono lottizzati per far posto a condominii o locali esclusivi.



Ladonna delladomenica

Anche l’omicidio dell’amante Lello sembra scuotere ben poco Massimo Campi che dimentica tutto per tornare alle sue snobistiche questioni di pronuncia con l’amica del cuore Anna Carla che ha vissuto il rischio di venire indagata e la partecipazione alle indagini come un diversivo alla noia che caratterizza la sua esistenza ben raccontata dalla scena iniziale; diversivo culminato nel pomeriggio di sesso con il commissario Santamaria, ciliegina sulla torta delle indagini felicemente concluse prima di partire per le vacanze mentre l’uomo ricade anche lui nella noia della solitudine di una vita lontano da casa.