The Life of Chuck

USA 2024, Eagle Pictures
con Tom Hiddleston, Jacob Tremblay, Karen Gillan, Kate Siegel, Molly Quinn, Mark Hamill, Matthew Lillard, Mia Sara, Chiwetel Ejiofor, Carl Lumbly, Annalise Basso, Taylor Gordon, Trinity Bliss, Rahul Kohli, Heather Langenkamp, Violet McGraw, David Dastmalchian, Saidah Ekulona, Harvey Guillén, Q’orianka Kilcher, Antonio Raul Corbo, Franklin Ritch, Matt Biedel,Andy Grush, Samantha Sloyan, Nick Offerman
regia di Mike Flanagan

Screenshot

Mentre il mondo sta finendo tra terremoti e sparizioni di corpi celesti, compaiono cartelli pubblicitari che ringraziano Charles Krantz per i meravigliosi 39 anni trascorsi insieme: chi è Charles, detto Chuck e c’è un legame tra la sua glorificazione e la fine imminente del mondo?

Dal racconto omonimo di Stephen King, un film che ne rispetta anche la struttura ad episodi che racconta a ritroso la vita di Chuck Krantz. §spoiler§ l’inquietante fine del mondo a cui assistiamo è la distruzione del mondo “mentale” del protagonista che muore a 39 anni per un tumore al cervello: la scomparsa di internet, l’interruzione dei programmi televisivi sono la manifestazione dei danni cerebrali.

Il secondo segmento rievoca un momento di pura gioia in cui Chuck esprime sé stesso: è fuori città a una convention quando si ferma ad ascoltare una busker per strada e inizia a ballare realizzando per un momento il grande sogno della sua infanzia, diventare ballerino.


Il terzo capitolo rievoca l’infanzia di Chuck: rimasto orfano da bambino vive coi nonni paterni in una casa vittoriana con una torretta detta la cupola, dove gli è proibito entrare. Il divieto aumenta la curiosità e dai racconti carpiti al nonno, Chuck intuisce che in quella stanza ci sono fantasmi e visioni di morte. Alla scomparsa del nonno, Chuck entra nella cupola e ha una visione di sé stesso in punto di morte ma il ragazzo decide di vivere pienamente la sua vita invece che logorarsi nell’attesa della fine.

Una storia semplice ma potente resa intrigante dalla costruzione rovesciata.
Un messaggio toccante e profondamente umano: anche se non conosciamo il come e il quando, sappiamo che l’incontro con la morte sarà ineluttabile, sta noi trasformare il tempo a disposizione nell’occasione per vivere pienamente l’attimo o sprecarlo nella timorosa attesa della fine. 

2012

2012

Prendendo spunto dal calendario maya che termina il 21.12.2012, giorno in cui si verifichera’ un rarissimo allineamento planetario, Emmerich costruisce un lunghissimo e noiosissimo film catastrofista, dove i cataclismi naturali sono piuttosto ripetitivi e costruiti come se sul pianeta non esistessero incentivi distruttivi creati dall’uomo: senza aspettare l’inversione dei poli, sarebbe bastato una piccolo terremoto che colpisse un sito nucleare per anticipare la fine del mondo.
In mezzo all’apocalisse si agita la classica famiglia americana che pero’ si distingue per essere la meno empatica della storia del cinema: due ragazzini, rigorosamente maschio e femmina dai genitori separati, papa’ assente e mamma che convive con un ricco chirurgo plastico. Alla fine l’amore familiare trionfera’ e il povero chirurgo non riuscira’ a sopravvivere alla tragedia ambientale.. E’ davvero insopportabile la scelta delle vittime che ogni film di questo genere deve mettere in conto: il magnate russo che alla fine era anche simpatico, la sua giovane amante su cui non si versa neppure una lacrima eppure a me faceva tanta simpatia, mentre il vero bastardo della storia se la cava senza neppure un graffio!
Evidentemente Emmerich era piu’ concentrato a seguire la denuncia politica che tanta fortuna gli aveva portato ne L’alba del giorno dopo, cosi’ la chiusa ottimista del film si rivolge tutta all’Africa che nel marasma generale si e‘ sollevata ed e’ diventata la nuova terra promessa, un contentino davvero ridicolo per il terzo mondo ma questo passa il convento.
Nel film fa la sua bella comparsa una pletora di capi di stato, alcuni solo ispirati ai leader politici vigenti vedi il presidente americano di colore di Danny Glover, altri fedeli agli statisti che conosciamo tipo la Merkele solo leggermente piu’ carina mentre la sempiterna Elisabetta II vanta una sosia perfetta. Tutti questi capi di stato sono mostrati mentre si imbarcano sulle arche costruite per salvare un’eletta schiera dell’umanita’ dalla tragedia incombente. Solo il presidente americano decide di restare con il suo popolo cosi’ come il presidente del consiglio italiano poi mostrato mentre ci lascia le penne in preghiera quando cade il cupolone di San Pietro. Il presidente del consiglio italiano (attenzione non il presidente della repubblica!) non assomiglia a Berlusconi e’ piu’ un misto tra Fassino e Ghedini, ma quando si dice che il presidente del consiglio italiano ha preferito non imbarcarsi le oltre cento persone in sala hanno cominciato a ridere istericamente e tra frizzi e lazzi e’ partito pure un applauso. E’ stato il momento piu’ bello del film, non avrei mai pensato di dirlo ma.. meno male che Silvio c’e’!