Il Minestrone

Il minestrone
Italia 1981
con Franco Citti, Ninetto Davoli, Roberto Benigni, Olimpia Carlisi, Giorgio Gaber, Fabio Traversa, Carlo Monni, Daria Nicolodi
Regia di Sergio Citti

Francesco e Giovannino sono due accattoni che si incontrano rovistando tra i cassonetti della periferia romana, litigando gli avanzi a un can barbone. Finiti in galera, dividono la cella con il Maestro, un senzatetto abilissimo nel mangiare a sbafo nei ristoranti, i due si aggregano al maestro e riescono a fare una cena luculliana a sbafo. Il trio si rifugia nella notte in un carro bestiame che parte senza che loro se ne rendano conto trasportandoli in Toscana, a Poggibonsi. La Toscana si rivela più inospitale di Roma e i tentativi di mangiare dei tre poveracci falliscono perennemente mentre s’ingrossa la fila di diseredati che si mettono a seguirli..

Il Minestrone è forse l’opera più ambiziosa di Sergio Citti: il film dura 170 minuti ma la versione che gira (raramente) in tv è scorciata di un’ora buona. Il cast è notevole sia per numero di partecipanti che per gli attori: se un Benigni ancora poco noto è coprotagonista con i pasoliniani Franco Citti e Ninetto Davoli, tra i personaggi che si aggregano al vagare dei tre protagonista, molti sono i nomi di rilievo: Olimpia Carlisi è l’ostessa che ha trasformato la trattoria in agenzia di pompe funebri perché se la gente può saltare il pasto, non può esimersi dal fare i conti con la morte, Daria Nicolodi è la moglie del ricco imprenditore fallito che dopo aver tentato il suicidio preferisce rinnegare moglie e figlioletta per restare con il ricchissimo e avaro padre marchese, Fabio Traversa è il cameriere che gli osti cacciatori tengono alla catena per aver rubato qualcosa da mangiare durante il servizio, uno degli osti cacciatori è Carlo Monni e infine il ruolo del pseudo santone che ammette di non saper dove conduce l’accolita di disperati è affidato a Giorgio Gaber.


Minestrone

Il tema principale del film è la Fame atavica dei diseredati, una fame che occupa tutti i pensieri e non permette di avere altri scopi nella vita inglobando i sé tutti i bisogni primari dell’uomo.
Gli accattoni Francesco e Giovannino la rappresentano in pieno, dividendo la sorte del povero cane randagio che quando finalmente riesce a rubare un pollo è costretto a cederlo a un cane più grosso che pure ha un padrone che lo sfama regolarmente. Anche i due barboni riusciranno a fare un unico pasto sostanzioso appena incontrato il maestro ma la caduta in una profonda pozzanghera di acqua marcescente induce il vomito per cui i due restano sazi solo per pochi minuti. Anche l’ultimo pasto, materiale sintetico che ricopre un missile, per quanto pessimo viene nuovamente estratto con la lavanda gastrica: la sazietà non può appartenere ai derelitti che debbono sopperire con la fantasia, il pasto immaginario nella trattoria abbandonata.
E con stile stralunato e surreale Citti racconta questa storia dalle chiare referenze pasoliniane, dallo sguardo indulgente per i diseredati alla denuncia della speculazione immobiliare: soprattutto nella parte romana i palazzoni di borgata, per quanto nuovi, hanno un che di irreale in una terra completamente brulla, anche il paesaggio toscano viene mostrato nei suoi aspetti più scabri e spesso si finisce in discariche, svalicando colline di copertoni di automezzi, in antitesi con le cascine e i borghi abbandonati.

Assassinio al cimitero etrusco

titolo internazionale Scorpion with Two Tails
titolo alternativo Il mistero degli Etruschi
Italia 1982 Medusa
con Elvire Audray, Paolo Malco, Claudio Cassinelli, John Saxon, Van Johnson, Marilù Tolo, Wandisa Guida, Gianfranco Barra, Carlo Monni, Jacques Stany, Anita Sagnotti Laurenzi, Maurizio Mattioli, Franco Garofalo
regia di Sergio Martino
(con lo pseudonimo di Christian Plummer)

Assassinioalcimiteroetrusco

Joan, moglie dell’etruscologo Arthur Barnard, in trasferta in Italia per lavoro, inizia a fare angosciosi incubi riguardanti riti etruschi, mentre ne parla con il marito questi viene ucciso. Nonostante il parere contrario del ricco padre, Joan, insieme al ricercatore Mike Grant, viene in Italia per capire cosa è successo ad Arthur: scoprirà che i reperti etruschi spediti alla fondazione paterna coprivano un traffico di droga ma anche di essere la reincarnazione di Cere, l’unica lucomone donna.


Assassinioalcimiteroetrusco

A una decina d’anni da L’etrusco uccide ancora, l’intrigante e misterioso mondo etrusco torna a far da sfondo a un thriller dalle venature soprannaturali, il film purtroppo non è buono ma questo è dovuto al fatto che nasce come una produzione televisiva di circa 180 anni minuti (Lo scorpione a due code) poi ridotta alla metà e passata sul circuito cinematografico. Si perdono quindi molti dei nodi salienti e la pellicola conclude separatamente le varie sottotrame: quando tutti gli implicati nel traffico di droga si trovano nella grotta e Joan scatena le forze telluriche pensavo fosse la fine del film, evidentemente era la fine del primo episodio televisivo e, conclusa la vicenda del traffico di droga, riprende la ricerca dell’assassino dopo l’intervento chirurgico che salva Joan, nel frattempo si scopre che la donna è uguale all’antico affresco che decora la tomba appena scoperta e i poteri medianici di Joan si affinano.

Assassinioalcimiteroetrusco

Nel finale arrivano inopinati colpi di scena: Mike è un infiltrato dell’FBI sulle tracce dei trafficanti di droga e poi su quelle del killer e per giustificare la reincarnazione di Joan salta fuori anche l’antimateria, elementi che non trovano giustificazioni nel plot del film e che forse trovavano un senso nelle parti tagliate dello sceneggiato televisivo.
La produzione è comunque importante e curata: troviamo addirittura Van Johnson nella parte del padre di Joan, il riccone colluso con il traffico di droga una spanna sopra agli altri per la recitazione; gli esterni nella campagna della Tuscia sono davvero incantevoli, e la musica di Fabrizio Frizzi, anche se sullo stile dei Goblin, è d’effetto.