e’ morto Gordon Mitchell

Los Angeles, 26 settembre 2003 – Il cinema piange il suo
Maciste. Gordon Mitchell, ottant’anni, è morto ieri in California. Una delle più
popolari tra le star del peplum, Mitchell nacque a Denver nel 1923. Prigioniero
dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale, al ritorno in patria si laureò
e iniziò a insegnare al liceo, dove si dedicò in particolare ai ragazzi disabili
e a quelli con un passato di delinquenza. Dopo aver debuttato grazie al suo
fisico a dir poco prestante ne L’uomo dal braccio d’oro di Otto Preminger (1955)
e I dieci comandamenti di Cecil B. DeMille (1956), nel 1960 si trasferì in
Italia e a Cinecittà girò decine di film mitologici di serie b, molto spesso nel
ruolo di Maciste. Quando questo genere entrò in crisi seppe rimettersi in gioco
lavorando in film diversissimi tra loro, da Fellini Satyricon ai western, alle
commedie.

Liberi

Liberi

Di Tavarelli avevo visto Un amore, il film diventato un
piccolo cult per esser stato girato in 14 piani sequenza. Al di là del virtuosismo tecnico, in quel fim c’era uno scavo dei personaggi quasi bergmaniano, forse il fatto che in scena c’erano quasi sempre solo loro due, chissa’…
Forse è sbagliato farsi l’idea del lavoro di un regista attraverso un solo film, in ogni caso la sua nuova opera, Liberi, e’ alquanto deludente.
Forse un film e’ come una maionese e impazzisce nonostante gli elementi ci siano tutti, ma resta il fatto che usciti dal cinema l’unico commento che riece a strapparti e’ un “caruccio”, perché è difficile capire cosa ci sia che non funziona, forse una certa previdibilità.
LiberiRacconta la classica estate di formazione di un ragazzo che vuole scappare di un paesino alle pendici del Gran Sasso, dove il padre ha perso il lavoro ed è caduto in depressione, in seguito anche all’abbandono della madre. In attesa di sapere se accettato all’università, Vince va a lavorar come aiuto cuoco in un ristorante di Pescara dove conosce la cameriera che soffre di crisi di panico, l’aiuta a guarire, aiuta i genitori se non a riconciliarsi, almeno a capirsi e ovviamente vincera’ anche l’ingresso all’universita’.
Troppo buonismo forse?