World Trade Center

WorltradecenterOliver Stone costruisce un film del tutto inutile: vedendolo mi sono sentita partecipe de quell’onda di voyerismo di cui si era parlato a proposito di United 93 ed questo lavoro e’ anche cinematograficamente sbagliato, a mio modesto parere manca un punto di vista che tenga insieme il film: nella prima parte seguiamo la mattinata degli agenti , il risveglio all’alba, le battute negli spogliatoi, la dedizione al lavoro per cui entrano con coraggio nelle torri in fiamme. Dopo il crollo Stone abbandona i due protagonisti al loro destino, tanto da sotto le macerie non si possono muovere, e fa entrare in campo le mogli e le famiglie degli agenti con la loro trepidante attesa. Su tutto questo si innesta la storia dell’ex marine esaltato che, viste le immagini dell’attacco in televisione, chiede la benedizione del proprio parroco e parte per la sua solitaria missione di salvezza.

WorldtradecenterC’e’ tutta la retorica possibile in questo film: quella sentimentale delle famiglie praticamente perfette con le mogli che condividono gli stessi pensieri e ricordi dei mariti sepolti, proprio nello stesso istante (cosa che neanche a Beautiful!) e poi la retorica degli eroi, sempre tutti sprezzanti del pericolo e dediti al sacrificio: la scena in cui Jimeno chiede che gli sia amputata la gamba pur di salvare il collega mentre il paramedico (ex drogato che in questa avventura ritrova la propria dignita’) si rifiuta e’ una perversione della peggior retorica espressa dal piu’ roboante John Wayne.
Il canto della parte buona dell’America che in quella giornata di orrore combatte’ per far trionfare il bene ha colori un po’ troppo wasp: come si e’ scoperto in seguito il marine che fece salvare i poliziotti era di colore e non bianco come ce lo dipinge Stone e Maria Bello inquieta con quegli occhi cerulei e gli immancabili golfini azzurri che ne richiamano il colore.

A history of violence

A-history-of-violence Tom Stall ha una vita invidiabile: una moglie di cui e’ innamorato, due bei figli e dirige con successo una tavola calda in una citta’ di provincia, un giorno due feroci malviventi entrano nel bar di Tom con l’intento di uccidere, piu’ che rapinare. Tom sventa la rapina e diventa un eroe, osannato dai media. La notorieta’ mette sulle sue tracce alcuni malavitosi di Philadelphia che lo credono un certo Joey Cusak..

La violenza e’ un cancro contagioso che puo’ essere estirpato dal proprio corpo, magari seguendo il motto evangelico ”se il tuo braccio ti e’ occasione di scandalo, taglialo?”
E’ su questo tema che indaga l’ultimo film di Cronenberg, che non nasce come suo progetto personale, ma e’ l’ennesima trasposizione cinematografica di un fumetto, progetto in cui il regista e’ subentrato in corso d’opera.
Ci sono alcune parti del film estremamente interessanti, che maggiormente rispecchiano la teoretica cronenberghiana, tra tutte la trasformazione di Jack, il figlio di Tom Stall che, da mite ragazzo in grado di smontare il bullo della scuola con l’arma dell’ironia, diventa una macchina da guerra per essere all’altezza dell’eroico genitore: un’ottima riflessione sulla violenza come retaggio dell’ambiente familiare/culturale, che nasce dallo spirito di emulazione.
Ma la violenza, sempre esecrabile, fa parte della natura umana ed esercita un fascino notevole come dimostra la seconda scena di sesso tra i coniugi Stall (urge sottolineare che questo e’ uno dei pochissimi film in cui il sesso e’ funzionale alla storia e non un surplus patinato e voyeristico).
C’e’ una caduta di tensione nella scena dell’incontro tra i due fratelli con un William Hurt che gigioneggia troppo nel fare il gangster alla Pulp fiction, mentre il finale aperto attorno al desco familiare e’ notevole con quel silenzio imbarazzato che prelude alla forzata convivenza della famiglia Stall con un “peccato originale” da scontare.
Il film si e’ meritato due nomination ai GoldenGlobe: una lo mette in lizza come miglior film drammatico e l’altra va a Maria Bello, come miglior attrice: di certo turbera’ non pochi sonni con quella tenuta da majorette!
Nulla purtroppo per il sempre ineccepibile Ed Harris, qui in una grande prova