Giu’ la testa

Il peones Juan Miranda vive dei furti compiuti
insieme alla sua scalcagnata banda composta dai 6 figli e dal vecchio
padre, un giorno incontra John Mallory, un ribelle irlandese
specializzato nell’uso della dinamite, Juan vede in lui la chiave per
giungere alla realizzazione del suo sogno: svaligiare la banca di Mesa
Verde, finira’ invece per diventare un eroe della rivoluzione di Pancho
Villa.


Giùlatesta

Il film si apre con la storica frase
di Mao Tze Tung che dice che la rivoluzione non e’ un gioco, ne’ un
atto delicato, ma un azione di violenza e Sergio Leone ci mostra
l’evoluzione del peones Juan Miranda da semplice ladro per
sopravvivenza a eroe suo malgrado, non saprei se sia il caso di parlare
di una presa di coscienza perche’ fino all’ultimo Juan e’ refrattario
alle azioni in cui si trova coinvolto per la testardaggine di seguire
Mallory e convincerlo ad entrare nella sua banda.

Il tono volutamente comico della prima parte contrapposto alla
drammaticita’ della seconda serve per dimostrare come la rivoluzione
sia un atto di violenza non solo verso coloro contro cui e’ rivolta, ma
che ci sia un alto prezzo da pagare anche per i rivoluzionari: Juan
perdera’ tutto: gli sara’ uccisa la famiglia e vedra’ morire anche il
nuovo amico, l’irlandese di buona famiglia da sempre votato alla causa
irridentista che nell’incontro con il peones e la vita della povera
gente vede crollare alcune delle sue certezze: molto significativo il
momento in cui getta via il libro di Bakunin dopo una discussione con
Juan.

In quello che viene definito i suo film piu’ politico, mi pare che
Leone prenda le distanze dalla politica, sottolinenando ancora una
volta il valore universale dell’amicizia.

Celeberrimo il tema musicale di Morricone “Sean Sean”.