La leggenda di Beowulf ***in 3D***

Il 3D secondo Zemeckis e’ davvero un’esperienza esaltante e i primi dieci minuti del film sono per l’esclusivo piacere di chi ha avuto la fortuna di indossare i fantastici occhiali: non vorrei sembrare esagerata ma dopo aver spostato la testa per evitare un vassoio (e piu’ tardi le frecce) sentirmi imbarazzata per lo sguardo torvo di un danese beone con cui mi sono ritrovata faccia a faccia ed essere arrivata al punto di allungare un dito per toccare l’acqua che sciabordava a un centimetro dal mio naso.. beh dopo tutto questo capisco meglio quel che provo’ il pubblico terrorizzato dall’arrivo dl treno in quella famosa proiezione del dicembre 1885 .
Se il regista si fosse limitato a imbastire una storiellina buffa di un ora e mezza per mostrarci le meraviglie di questa tecnica, mi sarei divertita lo stesso, ma alla perizia tecnologica, Zemeckis aggiunge una storia rivolta espressamente a un pubblico adulto, dai toni cupi che propone una rilettura molto attuale della saga di Beowulf, prima opera in lingua anglosassone giunta fino a noi.
Mi e’ piaciuta molto l’atmofera da crepuscolo degli dei: i gloriosi danesi sono un popolo dominato da bassi istinti e Beowulf e’ piu’ un fanfarone vanaglorioso, che un vero eroe; Grendel e’ solo un ibrido sfortunato soggetto a furiose emicranie, e il suo dialogo con Beowolf riprende la protestata umanita’ di The elephant man, che Grendel ricorda anche vagamente nei tratti del volto.
A dominare su tutto e’ la madre di Grendel, (Angelina Jolie) demone sensualissimo che alletta i nemici con la bellezza del suo corpo ma ancor piu’ con la magnificenza delle sue promesse e il film si chiude con il bellissimo gioco di sguardi tra lei e il nuovo re: quanto si vorrebbe vedere Wiglaf scagliar via la coppa, ma si intuisce perfettamente come finira’ la storia, se ancora oggi siamo tormentati dai mostruosi ibridi che nascono dai compromessi a cui non sanno sottrarsi gli uomini di potere.

Beowulf
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