Marty, vita di un timido

Marty
USA 1955
con Ernest Borgnine, Betsy Blair, Esther Minciotti, Augusta Ciolli, Joe Mantell, Karen Steele, Jerry Paris
regia di Delbert Mann

Marty Piletti, 34enne italoamericano è il primogenito -e l’unico ancora scapolo- della famiglia. La madre e anche i clienti della macelleria in cui lavora insistono nel raccomandargli di trovare una brava ragazza e sistemarsi ma Marty ormai è rassegnato a una vita da scapolo, stanco di essere rifiutato da tutte le ragazze per il suo aspetto poco avvenente. Una sera in discoteca un ragazzo gli offre dei soldi per liberarlo da una ragazza bruttina, Marty rifiuta ma empatizza con la ragazza e le si avvicina. I due trascorrono una splendida serata che finisce con la promessa di risentirsi il giorno dopo. Ma la mattina dopo tutti, dagli amici alla madre sconsigliano a Marty di rivedere la bruttina stagionata per giunta non italiana…

Marty è un’adorabile commedia che abbandona il glam delle classi più abbienti per indagare l’amore nei ceti più popolari; il film è una produzione indipendente e nel trailer originale il produttore Burt Lancaster sfodera il suo fascino per promuove l’insolita ambientazione.

Marty Piletti è un ragazzone dal cuore d’oro che ha abbandonato i suoi sogni per occuparsi della famiglia quando il padre è morto. Ora vive solo con la madre che parrebbe intenzionata a vederlo sposato ma quando l’ipotesi di un fidanzamento prende corpo, la madre di Marty capisce che potrebbe toccarle la sorte della sorella Caterina che è venuta a vivere con lei perché litigava con la nuora e quindi inizia a dire al figlio che Clara non è adatta a lui.
Anche l’amico del cuore, Angelo, che ha dovuto concludere la serata da solo inizia a prendere in giro Marty perché si è trovato una racchia.

La storia è semplice e lineare ma riesce a comunicare benissimo i timori dei due protagonisti che troppe volte sono stati rifiutati per il loro aspetto per poi raccontare con grande tenerezza la nascita di qualcosa che va oltre la simpatia.
Tutto potrebbe andare in frantumi perché si mettono di mezzo le invidie degli amici e gli egoismi dei familiari ma fortunatamente Marty coglie l’ultima occasione per realizzare i suoi sogni e per una volta ascolta sè stesso, fregandosene dei giudizi altrui

Un piccolo gioiello pluripremiato con la Palma d’oro a Cannes e con 4 Oscar, tra cui miglior film.

L’uomo che cadde sulla Terra

The man who fell to earth
USA 1976
con David Bowie, Rip Torn, Candy Clark, Buck Henry, Bernie Casey, Jackson D. Kane, Rick Riccardo
regia di Nicolas Roeg



Luomochecaddesullaterra


Il magnate Thomas Jerome Newton è in realtà un alieno arrivato sulla Terra in cerca di una salvezza per il suo pianeta morente. La sua multinazionale nata da un giorno all’altro sfruttando alcuni brevetti di avanzate tecnologie extraterrestri, attira le attenzioni della CIA e quando Tomas Jerome è ormai prossimo a tornare a casa grazie al progetto spaziale personale, viene bloccato e segregato in un appartamento lussuoso, umiliato e torturato dagli esperimenti medici, l’uomo finisce alcolizzato.



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Un cult della fantascienza filosofica che rivelò il talento recitativo di David Bowie, qui alla sua prima esperienza attoriale: reduce dai successi glam della maschera di Ziggy Stardust, dismessa nel 1973; la magrezza e l’androginia di Bowie rendono credibile l’iconica trasformazione, o meglio il presentarsi senza trucco dell’alieno dalle pupille verticali.



Theman whofelltoearth


L’uomo che cadde sulla Terra è un classico prodotto del suo tempo dove in un connubio quasi lisergico si mescolano i flussi di pensiero dei protagonisti, i ricordi del passato sul pianeta extraterrestre di Thomas Jerome Newton, immagini simboliche e molto nudo con scene di sesso abbastanza esplicite anche se piuttosto innaturali nelle pose a sottolinearne il valore metaforico.
La pellicola è visivamente affascinante ma un po’ pesante da seguire, soprattutto per lo spettatore contemporaneo: alcuni vuoti nella sceneggiatura lasciano spazio a libere interpretazioni, ad esempio su chi abbia tradito il magnate della World Enterprises, il fedele autista, in realtà agente sotto copertura, o Nathan Bryce, lo scienziato con la passione per le studentesse, che fotografa di nascosto Jerome ai raggi X avendo intuito la sua natura aliena?



Themanwhofelltoearth


Quello che resta è il drammatico significato dell’opera, la discesa negli inferi dell’abbrutimento umano fatto di sesso e alcol, il potere soverchiante e la paranoia del complotto, la delusione della missione fallita ma soprattutto la solitudine che coinvolge tutti i protagonisti, non solo l’alieno, il diverso per eccellenza.



L'uomochecaddesullaTerra


Anticipatorio il valore dei media: fuggito dopo anni dalla sua prigione, Jerome cerca di contattare il pianeta d’origine scrivendo un album musicale, nella speranza che le onde radio trasmesse nello spazio possano riportare il suo messaggio d’addio: significativo che la prima dipendenza sviluppata dal protagonista, anzi il motivo per cui l’alieno è in missione sulla Terra è l’aver ricevuto attraverso lo spazio le floride immagini del “Pianeta d’acqua”, immagine che richiama tanto una delle prime motivazioni date alle emigrazioni di massa dei nostri tempi per cui i poveri arrivavano da noi attirati dalle immagini di benessere trasmesse dalla nostra televisione.