La primavera della mia vita

Italia 2023
con Dimartino, Colapesce, Stefania Rocca, Corrado Fortuna, Demetra Bellina, Roberto Vecchioni, Isabel Russinova, Brunori sas, Marit Nissen, Madame
regia di Zavvo Nicolosi

Il musicista Lorenzo viene ricontattato da Antonio, il collega con cui formava un gruppo musicale che si era dovuto scogliere per l’improvvisa scomparsa di Antonio. L’amico si ripresenta nella vita di Lorenzo con un nuovo progetto, ma non musicale: si tratta di scrivere una sorta di guida dei miti siciliani per una non meglio identificata associazione religiosa dei Semeniti di cui Antonio è seguace. Attratto dall’ingente ricompensa, Lorenzo accetta il viaggio di una decina di giorni attraverso la Sicilia più improbabile…

C’era una volta il musicarello, un genere cinematografico che sfruttava la fama di un cantante in voga portandolo al cinema cucendogli addosso una trama esilissima, gli esempi più noti rimangono i film con Gianni Morandi. Se Colapesce e Di Martino sono stati la rivelazione musicale del 2020 è interessante la loro rivisitazione indie del musicarello, ancor più oggi che il duo pare aver concluso o sospeso la sua esperienza.

Con il loro spessore i due cantanti contaminano un genere leggerissimo: non è più tempo di storie d’amore ma di fughe dalla pressione del successo, dalla creatività uccisa dalla venalità.

Diretto da Zavvo Nicolosi, che ha diretto anche i videoclip del duo, il film ha diverse suggestioni cinefile: giocando con i temi del buddy e del road movie troviamo una costruzione dell’immagine e dell’uso del colore che rimanda a Wes Anderson, un finale insolito che s’ispira al folk horror, qualche idea è buona, qualcosa è già visto ad esempio il servizio della pizzeria speedy pizzo di inglobare nella cena una rapina in stile mafioso è già stata vista più volte a proposito di Gomorra.

Un prodotto gradevole, che rispecchia la linea artistica del duo: dietro l’apparente comicità surreale si nasconde una vena malinconica a tratti mortifera, non a caso l’incontro tra i due amici avviene davanti al Trionfo della Morte di Palazzo Abatellis a Palermo

La donna fantasma

Donnafantasma Phantom Lady
USA 1944 Universal
con Franchot Tone, Ella Raines, Alan Curtis
regia di Robert Siodmak

Dopo aver litigato con la moglie, Scott Henderson passa la serata in un bar dove incontra una donna con cui si reca a uno spettacolo. Tornato a casa trova la polizia: la moglie è stata uccisa e l’uomo non è in grado di dimostrare come ha trascorso la serata: nessuno sembra aver visto la donna che era con lui. Viene quindi condannato a morte per uxoricidio ma la sua segretaria  Carol Richman, da sempre innamorata di lui, riuscirà a dimostrare l’innocenza di Handerson.

La differenza con il romanzo di  Cornell Woolrich è che Siodmak mette in scena il colpevole, Jack Marlow mostrandocelo mentre uccide il batterista che si è confidato con Carol.
Phantomlady La scena è come sempre un esempio della maestria di Siodmak nell’uso espressionista delle luci: nel dialogo che precede l’omicidio una luce particolarmente bianca illumina le mani nervose dell’omicida che è solito strangolare le sue vittime con una cravatta. Come per il bicchiere di latte ne Il Sospetto di Hitchcock l’escamotage produce i suoi effetti: le mani nervose del killer attireranno l’attenzione dello spettatore per tutto il film e io mi sono chiesta se si trattasse solo di suggestione o se Franchot Tone è stato scelto per il ruolo proprio perché aveva le manone come Gianni Morandi.
La tensione del film sta quindi nel sapere che Marlow è l’insospettabile migliore amico di Handerson che può seguire le indagini da vicino e diventare il confidente della caparbia Carol (una bravissima Ella Raines) fino allo scontro finale tra la ragazza e l’assassino.