Fascisti su Marte – Una vittoria negata

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Il recupero di cinegiornali d’epoca, sfuggiti alla revisione post-ventennio permette di ricostruire l’avventura colonialista del gerarca Barbagli che, ritenendo che l’Italia dovesse espandersi anche verticalmente, riusci’ a conquistare il rosso (indi bolscevico) pianeta Marte.

Sulla qualita’ comica del film c’e’ poco da dire: Corrado Guzzanti e’ conosciutissimo per i pungenti personaggi tratteggiati nei programmi di satira televisiva ed in questa sua prima opera cinematografica, sviluppata dal progetto televisivo Il caso Scafroglia riconferma il suo ottimo talento comico (tra le trovate piu’ divertenti cito la volonta’ di respirare anche se su Marte manca l’aria ma soprattutto il conto alla rovescia fatto con i numeri romani).
L’opera di Guzzanti e’ attentissima a non farsi sfuggire nessun appiglio per metter alla berlina la storia attuale attraverso questo incredibile capitolo del periodo fascista: si va dalle armi di distruzioni di massa al riconteggio dei voti, tanto per citare i tormentoni piu’ attuali del nostro tempo.
L’intento di Guzzanti va oltre la semplice satira: l’avventura fascista su Marte diventa una parabola per rileggere quasi un secolo di storia italiana e forse questo e’ l’aspetto meno riuscito del film perche’ improvvisamente si esula da un contesto che, per quanto assurdo, fino a quel momento era stato ben definito, anche grazie alla valida ricostruzione del periodo storico, realizzata attraverso la colonna sonora che usa canzonette originali del ventennio o riadattamenti delle stesse che ne conservano lo spirito falsamente scanzonato e il recupero dello stile del cinegiornale LUCE con inquadrature spesso fisse, viraggi monocromi e righe che antichizzano la pellicola.
Quello che veramente incanta della pellicola e la solleva al di sopra della media di un buon film di satira destinato a contentare, per ovvi motivi, solo una parte di pubblico e’ lo stupefacente lavoro che Guzzanti fa sul linguaggio magniloquente della propaganda fascista: senza mai dimenticare l’esigenza comica di dover fare giochi di parole e gag verbali, l’autore riesce a restituire per intero l’atmosfera altisonante di quella prosopopea nazionale che trasforma il flashback in retrolampo per esaltare la purezza dell’italico idioma.