E’ noto che il cartone “moderno”, si fa amare dagli spettatori adulti parodiando il cinema che ha protagonisti in carne ed ossa; non si sottrae a questa regola neppure la rivisitazione di Cappuccetto Rosso fatta dai fratelli Edwards: l’idea geniale del cartoon in questione sta nel parodiare uno stile di sceneggiatura molto in voga negli ultimi anni, (anche se ha antecedenti famosissimi come Rashomon) in cui i protagonisti scompongono la storia raccontando ognuno la propria versione dei fatti.
L’inizio e’ sempre il medesimo: Cappuccetto Rosso, detta Rossa, va a casa della nonna dove trova il lupo che si cela sotto le sembianze della vecchina e insospettita comincia con le arcinote domande, quando la nonna legata salta fuori dall’armadio ed il boscaiolo armato di accetta irrompe dalla finestra.
A questo punto arriva la polizia della foresta che circondando tutta la proprieta’ con la famigerata striscia gialla del “scene crime” indaga: le prove sarebbero tutte contro il lupo ma l’ingresso sulla musica di Perry Mason del detective Nick detto Gambe (un ranocchio molto sciccoso in pieno stile anni ‘40) e’ il pretesto per ascoltare le varie versioni dei protagonisti ed alcune di queste sono davvero gustose.
La figura di Cappuccetto Rosso, nonostante l’aggiornamento nel look con i piu’ moderni jeans a zampa con perline sotto la mantellina, e’ forse l’anello debole della trama con le sue canzoncine in perfetto stile cartone prima infanzia; anche il colpevole e il giallo che sta mettendo il subbuglio nella foresta risultano piuttosto inconsistenti, il che non impedisce che la pellicola sia estremamente divertente, grazie ad alcuni dei personaggi secondari assolutamente fantastici: lo scoiattolo collaboratore del lupo letteralmente drogato di caffeina e soprattutto il caprone costretto a cantare country da 37 anni per colpa di un incantesimo.