La settima vittima

The Seventh Victim
USA 1943 RKO
con Tom Conway, Jean Brooks, Hugh Beaumont, Kim Hunter, Isabel Jewell, Evelyn Brent, Feodor Chaliapin Jr., Erford Gage
regia di Mark Robson


The Seventh Victim


L’educanda Mary Gibson viene informata dalla rettrice del collegio che da sei mesi si sono perse le tracce di sua sorella Jacqueline che ha smesso di versare la retta scolastica. A Mary viene lasciata la scelta di andarsene o restare nella scuola mantenendosi come insegnante per le ragazzine più piccole. Mary decide di andarsene a New York in cerca della sorella scoprendo che Jacqueline ha venduto il salone di bellezza alla socia, Esther; le sue indagini la portano a una locanda italiana, dove Jacquilne ha affittato una stanza, quando viene aperta dentro si trova solo una sedia e un cappio ma il dottor Judd tranquillizza Mary dicendole che l’allestimento era solo un modo per tenere a bada le manie suicide di Jacqueline. Intanto un detective che si è offerto di aiutare Mary viene ucciso e la ragazza scopre che la sorella ha un marito segreto, di cui si innamorerà ma soprattutto che la sorella è entrata nella setta satanica dei Palladisti e che le sue confidenze allo psichiatra ne hanno decretato la messa a morte per aver infranto il vincolo di segretezza. Mary e is suoi amici riescono a salvare Jacqueline, perlomeno dalla setta…



La7mavittima


La settima vittima segna il debutto alla regia di Mark Robson, montatore dei grandi successi RKO firmati da Val Lewton che lo prende sotto la sua ala protettrice per il debutto dietro la cinepresa.
La trama è piuttosto complicata, a volte poco chiara e piuttosto lenta ma i topos del cinema lewtoniano ci sono tutti: un culto arcaico, la camminata notturna con i rumori che amplificano la sensazione di essere seguita della protagonista della scena; il buio che fa scattare la paura dell’inconoscibile.
Ci sono anche altri elementi che rendono indimenticabile la visione del film: il cappio nella stanza vuota è certamente una di quelle, la prima apparizione di Jacqueline a quasi metà film con un dito sulle labbra per dire alla sorella di fare silenzio per poi chiudere la porta.
Alcune scene sono state d’ispirazione per altri famosissimi horror: in particolare la scena in cui Esther va a minacciare Mary entrando nel suo appartamento
mentre lei è sotto la doccia pare avere ispirato nientemeno che la scena della doccia di Psycho, mentre la congrega di stregoni perfettamente integrati nella società ritorna nei vecchi borghesi che infestano il palazzo di Rosemary’s baby.
Sconcerta il senso di nichilismo che emana dal film, aperto e chiuso dagli stessi versi del poeta inglese John Donne sull’ineluttabilità della morte a cui [attenzione spoiler] Jacqueline non sfugge: nonostante la determinazione nel resistere alle pressioni di avvelenarsi dei palladisti, quando viene salvata la ragazza si reca nella sua stanza nelle locanda e incontrando sui gradini una ragazza malata che improvvisamente si sente in grado di affrontare la vita, le risponde con l’ennesima allusione alla morte.
L’attrice che interpreta Mimi è Elizabeth Russell, la stessa che ne Il bacio della pantera chiama sorella Irena, anche Tom Convay veste i panni del dottor Judd nel capolavoro dell’anno precedente.

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