È stata la mano di Dio

Italia, 2021
con Filippo Scotti, Toni Servillo, Teresa Saponangelo, Luisa Ranieri, Renato Carpentieri, Massimiliano Gallo, Betti Pedrazzi, Ciro Capano, Enzo Decaro, Carmen Pommella, Biagio Manna, Lino Musella, Alfonso Perugini, Sofya Gershevich, Paolo Spezzaferri, Rossella Di Lucca, Antonio Speranza
regia di Paolo Sorrentino


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Mentre Napoli freme per in attesa di sapere se Maradona giocherà col Napoli, Fabietto Schisa vive la sua vita da adolescente in seno ad una famiglia un po’ stramba ma molto amorevole, legato al fratello maggiore Marchino e con una sorella praticamente assente sempre chiusa in bagno. L’arrivo di Maradona al Napoli coincide però con una tragedia famigliare, la morte dei genitori, che costringe il ragazzo a crescere di colpo e decidere cosa vuole fare della propria vita…



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Se guardassimo solo alla prima parte del film, Sorrentino sembrerebbe voler smentire il celebre incipit di Anna Karenina: “Tutte le famiglie felici sono uguali, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo” perché la famiglia Schisa è disfunzionale ma indubbiamente felice, nell’ambito più allargato dei parenti ci sono figure bizzarre come e ben più della zia Patrizia, sorella di mamma bellissima ma svitata, primo turbamento adolescenziale di Fabietto e anche nell’ambito famigliare più stretto Saverio e Maria pur tubando letteralmente come due piccioncini, in realtà nascondono una storia di tradimenti con figlio illegittimo di Saverio. Nonostante questo la famiglia è per Fabietto un porto sicuro da cui iniziare a guardare il mondo, la luce della prima parte del film è calda e avvolgente, lievemente sovraesposta per dare la giusta emozione dei ricordi felici dell’infanzia.



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L’incipit di Tolstoj torna ad essere infallibile nella seconda parte del film dove quel che resta della famiglia Schisa si disgrega con la morte dei genitori: pur uniti i fratelli scoprono di avere ambizioni diverse, la sorella finalmente esce dal bagno, dopo aver rivelato al fratello minore l’esistenza del fratellastro. Fabio si trova sperduto in una realtà improvvisamente ostile: l’amicizia con il contrabbandiere di sigarette, l’iniziazione al sesso come atto generoso e iniziatico della vicina di casa, la baronessa Focale, fino all’incontro con il regista Antonio Capuano con cui Fabietto, che ora vuole esser chiamato Fabio, inizia a parlare di cinema e a decidere che cosa vuole fare della sua vita.



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È stata la mano di Dio è il film più intimo di Paolo Sorrentino che mescola elementi fedelmente autobiografici della sua esistenza come la morte per avvelenamento da monossido dei genitori e il fatto di esser sfuggito al loro destino per esser rimasto in città per seguire una partita del Napoli, il che da anche una sfumatura del tutto nuova al ringraziamento a Maradona durante il discorso per la vittoria dell’Oscar per La grande bellezza.
La sincerità con cui il regista guarda alla sua famiglia ha un suo corrispettivo anche stilistico, la luce e la dolcezza delle immagini, l’azzurro del mare fanno da contraltare alle parti più fantasiose: le due figure di turbamento sessuale, Patrizia e la baronessa elaborazione di diversi elementi adolescenziali, permettono al regista di giocare con toni grotteschi e fantastici che ben gli conosciamo, tanto da far arrivare un sanguigno San Gennaro in Roll Royce.



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Continua lo stretto rapporto con Fellini realmente presente nel film: si sente la sua voce al provino cinematografico del fratello maggiore Marchino, per un parallelo cinematografico E’ stata la mano di Dio raccoglie le atmosfere di Amarcord e I Vitelloni

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