Se il genere horror ha sempre portato sulla scena le paure e psicosi del suo tempo, il nuovo horror americano evidenzia le paure di una super potenza che si sente in ginocchio.
Anche il ritorno a moduli visivi e a stilemi dei tardi anni ‘70, quando la grande epopea gore stava iniziando con le saghe di Venerdì 13 e Nightmare sottolinea un bisogno di tornare al passato, gettando lo sguardo sulla profonda provincia USA, ma se nei film di allora la causa scatenante del “male” si sarebbe trovata in qualche tara o abominio familiare tenuto nascosto, oggi il male si infiltra subdolamente, esplode senza
ragione. Come ne L’acchiappasogni della passata stagione il tema della malattia infettiva e’ rappresentato nella devastazione che questa fa del corpo umano: corpi ricoperti di sangue, che non possono non richiamare alla memoria lo scempio dell’11 settembre. Cabin Fever potrebbe rappresentare la paura di una nazione che si sente lasciata sola, scoperta ad attacchi che non sa da dove possono giungere e e di cui, soprattutto, non si capisce la ragione.
Detto questo, il film resta comunque un brutto film, slegato, che non ti fa mai sobbalzare e soprattutto con dei pessimi
dialoghi.
Era un film con delle potenzialita’: il tema dell’allontanamento dal gruppo di chi e’ infetto avrebbe potuto essere meglio sviluppato e avrebbe avuto maggior effetto se i giovani vacanzieri si fossero trovati in una situazione piu’ claustrofobica, invece di farli vagare per un bosco, non solo denso di insidie, ma pieno di personaggi che paiono usciti, senza ragione, da Twin Peaks (David Linch e’ il produttore).
Un’ occasione sprecata, non fate altrettanto coi vostri soldi.
Beh, veramente il Segno del comando è interpretato da Luca Pagliai… che girò anche la Baronessa di Carini. Chi cantava la ballata? un particolarissimo Gigi Proietti …
Ma al di là di questo.. che magia Il segno del comando.. ambiguo e inquietante, mi è rimasto impresso da bambina e da allora non l’ho più rivisto.. Lo inseguo su raiclick ma.. alice certo che scappa.. la inseguono per menarla. L’avete visto, voi, il tanto millantato raddoppiamento di velocità? O_o
scritto da Kain alle ore 18:40:46
visto che vi degnate di considerarmi, si l’uomo dei 7 capestri e’ di Huston, con Paul Newman la divina Ava G. che non sono io
scritto da ava alle ore 12:19:57
…non si indigni meco!…la mie era una doverosa risposta alle lubriche insinuazioni della nostra ospite…comprendo che questo periodo di tregua sia per quest’ultima foriero (come per noi tutti) di una noia mortale…ma non si deve provocare cosi’ l’animo di due guerrieri (l’uno stellare l’altro marino)…
scritto da spiderfrommars alle ore 09:52:47
Ueh…grazie della visita. Carino il tuo blog…baci dall’ Elfa
scritto da alle ore 09:50:24
poffarbacco!!!!! Essendo il sottoscritto noto personaggio della fantasia malatissima e obnubilata dalla fame di De Foe, siccome vero EROE non ho, seppur bello, aitante e tenebroso con la mia benda sull’occhio buono (quello miope non lo copro per vezzo), la mia gamba di castagno toscano e la churchwarden di gesso, trascorro il mio tempo a cantare “quindici uomini” e schiacciar ragni nella mia cabina, poco attento, per età veneranda e VENERABILE (Spider, attento!) a quella moda oggidiana da giovani gianfrulli e spregiatori di Tertulliano, che nomasi pratiche erotiche, siano esse omo, che etero, auto e financo ovo sessuali! Io, siccome il giudice Roy Bean de “L’uomo dei sette capestri” (credo l’unico western di John Houston – tralasciando Il tesoro della Sierra Madre… – qui avoco l’auctoritas di Ava! – ho occhi, pensieri e viscere solo ed unicamente per il mio ideale: LA DIVINA D’AVENA!!!!!
scritto da J.P.S. alle ore 08:15:26
…non vorremo mica intavolare una dissertazione sul DOPPIO e le sue valenze OMOEROTICHE?…no mi spiace capitano niente di personale ma il mio è un istinto fraterno…sono VETEROsessuale
scritto da spiderfrommars alle ore 19:16:44
l’ho sempre sospettato che l’amore sarebbe nato tra voi due :-/
scritto da ava alle ore 18:54:05
…non vorremo mica intavolare dissertazioni sul tema del DOPPIO?….
scritto da spiderfrommars alle ore 18:35:28
scusate se il blog e’ MIO: proposi un quesito chi canta
chiangi palemo, chiangi siracusa
a Carini v’e’ lo lutto pe ogni casa??
scritto da ava alle ore 18:26:17
il segno del comando era magnifico con Corrado Pani che s’aggirava per una Roma che manco Savinio!
in quanto poi ad A come Andromenda.. beh aracnide temo che siccome novello Gregor Samsa io di notte mi trasformi in ragno marziano: si sveli alfine LEI è ME! E non stia a giocare tanto al ragno col capitano!!!
scritto da j.p.s. alle ore 18:18:25
la donna velata e’ roba mia!!! come l’amaro caso della barnessa di carini (se volete vi canto tutta la canzone che e’ interpretata da.. vediamo chi sa rispondere???)
E il segno del comando?
scritto da ava alle ore 18:00:17
..il cinema parte nasce dalla luce…si svolge nel buio e muore con la luce…è la stessa cosa dei sogni e degli incubi…ed è gia’ una realtà virtuale….
scritto da spiderfrommars alle ore 14:50:01
LA DONNA VELATA!!!!capitano lei è il mio alter ego…rimembra “A come ANDROMEDA”?
scritto da spiderfrommars alle ore 14:38:58
Personalmente la scena horror più de paura di cui ho rimembranza è dallo stupendo sceneggiato TV “Ciuffettino”, allorquando il fanciullo protagonista è rincorso nel bosco dal lupo mannaro con stupende scene in soggettiva che manco Dario Argento…
senza poi stare a mentovare Belfagor o Ritratto di Donna velata, col guerriero a cavallo che taglia la strada a Vannucci sulle rampe notturne per Volterra…
Naturally quest’ultima sbrodolatura è tutta per l’aracnide…
scritto da J.P.S. alle ore 13:54:13
il sonno della ragione genera sceneggiatori hollywoodiani…
scritto da J.P.S. alle ore 13:51:02
E blogghete! Sono tornata.
Anche io voglio dire la mia sue questo film.
Cabin Fever.
Una romantica commedia di sentimenti e buoni propositi di una Nazione che va celebrando, con distaccato ottimismo, un passato ricco come uno zio d’America. Sull’onda dell’orami celeberrima saga di “Qui Quo Qua e le vacanze in tenda”. Un gruppo di baldi giovinastri si inabissa nella natura, dove però incontrerà un morbo che tra frizzi e lazzi ne farà giustizia. Ho apprezzato molto la prima parte in cui ho portuto dormire indisturbata -dopo il fritto misto alla piemontese che mi sono ingollata prima di uscir di casa- anche se il volume ha disturbato la dicestione del bonnet.
La seconda parte è tutt’altra cosa e mi ha fatto venire uno smodato appetito: tutto quel sangue, la carne che si disfa e nessuno che la cucina… e non ho capito il perché. Un po’ di nudo e poi un po’ di ironia non fa mai male, soprattutto al botteghino e Roth lo sa e io pure, che vi credete? Quindi ho riso sguaiatamente durante il finale, anche perché ho trovato nella borsetta un fetta di torta alle mele.
Voto: ma che mi frega! e poi a me il biglietto lo passa la redazione.
Ma quando si mangia?
scritto da Lietta Tornabuoni alle ore 13:23:11
la forza del cinema sta nel fondere alla forza dell’immagine il potere evocativo della musica, il tutto contornati dal buio e li la mente scatta o scappa che dir si voglia
scritto da ava alle ore 12:30:15
….sarebbe bello parlare in questa sede del cinema come mezzo per esprimere piu’ o meno consciamente le paure e le speranze di un’epoca…anche perchè il cinema (o l’immagine in genere) è l’inconscio collettivo…
scritto da spiderfrommars alle ore 12:23:10