La seconda notte di nozze

Nino, maneggione di professione, tenta di sopravvivere con la madre Liliana nella Bologna del primissimo dopoguerra; quando scopre di avere in Puglia dei parenti paterni di cui non era a conoscenza, ed in particolare uno zio da sempre innamorato della madre, non esita a partire per buttare Liliana tra le braccia del cognato.


Primanottedinozze


Mi ha piacevolmente sorpresa quest’ultimo film di Pupi Avati, regista che non amo in modo particolare.
Ho apprezzato la delicata malinconia con cui ricostruisce i primi anni del dopoguerra italiano: nel suo racconto vengono quasi mitizzati, come sempre si fa per il periodo della propria giovinezza, ma la durezza del momento riesce ad arrivare.
La storia narrata e’ molto particolare, in bilico tra commozione ed amarezza, e talmente coinvolgente che piu’ volte mi son ritrovata a chiedermi cosa sarebbe successo di li’ a poco e come sarebbe finita, imprevedibilita’ che ultimamente riscontro assai di rado al cinema.
Avati dimostra un grande talento nel trovare facce che bucano lo schermo, come quelle della famiglia del notaio e poi puo’ contare su un cast in stato di grazia: la Ricciarelli supera piu’ che dignitosamente la prova del debutto sul grande schermo, Neri Marcore’ e’ perfettamente credibile nella parte dell’infido Nino e l’ottimo Antonio Albanese riesce finalmente a uscire completamente dalle sue macchiette televisive, ma ad illuminare lo schermo sono le due vecchie zie, in particolare una grandissima Marisa Merlini.

20 commenti a “La seconda notte di nozze

  1. be’, avati è un mago di quelli che una volta si chiamavano “film in costume” (da non confondersi coi “film di costume”).

  2. be’, avati è un mago di quelli che una volta si chiamavano “film in costume” (da non confondersi coi “film di costume”).

  3. beh, il tuo voto l’ho messo già oggi pomeriggio, ma perchè non ami pupi avati, il miglior regista italiano vivente di vecchia generazione?
    quattro pallette questo le merita alla grande, io sono già pentito delle mie tre e mezzo, ma, sai, avendolo visto a venezia, temevo di poter essere accusato di facili entusiasmi festivalieri.

  4. beh, il tuo voto l’ho messo già oggi pomeriggio, ma perchè non ami pupi avati, il miglior regista italiano vivente di vecchia generazione?
    quattro pallette questo le merita alla grande, io sono già pentito delle mie tre e mezzo, ma, sai, avendolo visto a venezia, temevo di poter essere accusato di facili entusiasmi festivalieri.

  5. vai manu, e’ davvero un bel film e per riaprire una polemica ormai stantita sarebbe stato il film perfetto da mandare all’oscar
    clos, sentire la tua definizione “il miglior regista italiano vivente di vecchia generazione” mi stupisce, non per la carriera di avati che cmq personalmente trovo un po’ discontinua e a rischio di leziosita’, ma perche’ ci son stati periodi in cui parlar bene di avati era quasi blasfemo..
    cmq di avati prediligo la vena gotico padana da la finestra dalle case che ridono fino a l’arcano incantatore che pure non era eccelso.
    abteilung, da non confondere soprattutto con i “film in costume” alla Elisa di Rivombrosa! 😉

  6. vai manu, e’ davvero un bel film e per riaprire una polemica ormai stantita sarebbe stato il film perfetto da mandare all’oscar
    clos, sentire la tua definizione “il miglior regista italiano vivente di vecchia generazione” mi stupisce, non per la carriera di avati che cmq personalmente trovo un po’ discontinua e a rischio di leziosita’, ma perche’ ci son stati periodi in cui parlar bene di avati era quasi blasfemo..
    cmq di avati prediligo la vena gotico padana da la finestra dalle case che ridono fino a l’arcano incantatore che pure non era eccelso.
    abteilung, da non confondere soprattutto con i “film in costume” alla Elisa di Rivombrosa! 😉

  7. la casa dalle finestre che ridono, l’arcano incantatore, zeder, i cavalieri che fecero l’impresa, la via degli angeli, regalo di natale, tutti grandi film, per me. mi è piaciuto pure la mazurka del barone, della santa e del fico fiorone! parlare bene di avati era blasfemo perchè avati non è un regista “de sinistra”. tutto qui.

  8. la casa dalle finestre che ridono, l’arcano incantatore, zeder, i cavalieri che fecero l’impresa, la via degli angeli, regalo di natale, tutti grandi film, per me. mi è piaciuto pure la mazurka del barone, della santa e del fico fiorone! parlare bene di avati era blasfemo perchè avati non è un regista “de sinistra”. tutto qui.

  9. Avato tornerà all’horror con Il nascondiglio delle monache, titolo che ricorda più un filmetto erotico degli anni ’70 con la Giorgi (monache di clausura e novizie varie). Chissà se riuscià a regalarcu una quarta perla dopo Le finestre che ridono, Zeder e L’arcano incantatore.

  10. Avato tornerà all’horror con Il nascondiglio delle monache, titolo che ricorda più un filmetto erotico degli anni ’70 con la Giorgi (monache di clausura e novizie varie). Chissà se riuscià a regalarcu una quarta perla dopo Le finestre che ridono, Zeder e L’arcano incantatore.

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