Città violenta

Italia 1970
con Charles Bronson, Jill Ireland, Michel Constantin, Telly Savalas, Umberto Orsini, Ray Sanders, Benjamin Lev, Peter Dane
regia di Sergio Sollima


Cittàviolenta


Al killer Jeff Heston le cose iniziano a girare male da quando s’è innamora della bellissima
Vanessa Shelton: dopo esser sfuggito al tentativo di omicidio di un ex ”cliente”, Coogan, Jeff si fa due anni di galera e dopo averli scontati, un boss cerca di affiliarlo. Vanessa era fidanzata del cliente vendicativo e ora moglie del malavitoso Al Weber. Jeff avrebbe ben pochi motivi per fidarsi della donna ma continua a farlo, fino a lasciarci la pelle…


Città violenta

Sergio Sollima in trasferta negli USA con una grandiosa produzione italo francese gira un noir che trasuda romanticismo e pessimismo.
I difetti sono i soliti delle produzioni anni ‘70: trame molto arzigogolate che servono soprattutto per la costruzione scenica del film . È poco chiaro perché il cliente che gli ha commissionato l’omicidio del vecchio zio per ereditare ora voglia eliminare Jeff ma è la scusa per l’inseguimento delle auto che apre il film, quasi dieci adrenalinici minuti senza dialoghi ideati dal re degli stunt Rémy Julienne, e tanto ci basta.
La vendetta di Jeff con l’omicidio all’autodromo è invece piuttosto lenta ma la pellicola si riscatta nella seconda parte con l’entrata in campo di Telly Savalas nei panni dell’istrionico boss, personaggio antitetico al laconico killer solitario.
A muovere i fili in realtà è il mellifluo avvocato Steve che ha utilizzato la bellissima Vanessa per impossessarsi dell’impero di Weber.
Vanessa Shelton è interpretata da Jill Ireland, la moglie di Charles Bronson con cui girò una quindicina di film, declinando diversi aspetti dell’amore fou, in
Da mezzogiorno alle tre, per esempio, è lei ad uccidere Bronson mentre qui Jeff alla fine la uccide per poi chiedere a un poliziotto di ucciderlo.
L’omicidio di Vanessa e Steve nell’ascensore panoramico è un’altra scena memorabile che fa il paio con l’inseguimento iniziale ed
è notevole soprattutto per l’uso del sonoro: nonostante la presenza di Morricone come compositore della colonna sonora, Sollima ha l’intuizione di girare la scena senza altri suoni che gli spari e i lamenti soffocati delle vittime.