Italia 1961
con Claude Rains, Umberto Orsini, Renzo Palmer, Giuliano Gemma, Maya Brent, Jacqueline Derval
regia di Anthony Dawson
Titolo inglese Battle of The Worlds
Il professor Benson, soprannominato il Vecchio e’ un anziano professore che dirige una base astronomica su un’isola sperduta. Lo scienziato ha piu’ fede nelle sue capacita’ di calcolo che nella tecnologia a cui si affidano i suoi sottoposti e con ragione, infatti anticipa di giorni la scoperta rilevata dai radar di un pianeta proveniente da un altro sistema solare che punta verso la Terra. Mentre sul nostro pianeta scoppia il panico, i nuovi calcoli del professore determinano che Lo straniero (cosi’ viene ribattezzato il corpo celeste) sfiorera’ solo la Terra. Ancora una volta le previsioni di Benson si avverano ma quando il pianeta si ferma e si mette a gravitare intorno alla Terra, lo scienziato intuisce che il pianeta non segue le leggi della fisica ma e’ guidato da una qualche forma di intelligenza e dopo la sconfitta dei dischi volanti che difendono Lo straniero, il Vecchio guida una rischiosa spedizione sul pianeta per scoprire cio’ che ha sempre mosso le sue ricerche: la Verita’.
Anthony Dawson e’ uno dei tanti pseudonimi con cui si firmava Antonio Margheriti, regista romano colonna dei B movie italiani anni’60/’70 attivo nell’ambito dell’horror e autore di cinque celebri film di fantascienza, genere sempre molto negletto in Italia. Il pianeta degli uomini spenti e’ il secondo lavoro sci-fi del regista e vanta la partecipazione di Claude Rains, il celebre capitano Renaud di Casablanca e il perfido Sebastian di Notorius che inizio’ la sua carriera nel ‘32 interpretando uno dei “mostri” della Warner, L’uomo invisibile per la regia di James Whale.
Nel film di Margheriti regala un’interpretazione molto intensa nei panni di uno scienziato scorbutico il cui amore per la Verita’ e’ cosi’ assoluto da sconfinare nella follia e giocarsi la vita in nome della conoscenza.
Oltre a Rains, il cast vanta attori italiani di futura fama come Umberto Orsini e Renzo Palmer (con capigliatura biondo platino!) e si segnala per un Giuliano Gemma praticamente agli esordi.
A fronte di una seconda parte debole, Il pianeta degli uomini spenti ha un ottimo inizio: la sequenza dei titoli di testa con la ragazza che corre tra le rocce dell’isola e’ superlativa e tutta la prima parte e’ percorsa da una sottile tensione horror dovuta alle strambe personalita’ degli scienziati, dal Vecchio perennemente rinchiuso nella serra a pensare ai suoi fiori per culminare con la signora Collins, soprannominata la strega nera che incombe sempre sugli altri personaggi e corrobora le tesi scientifiche chiedendo conferma al marito morto tramite sedute spiritiche.
Sottolineerei anche la poesia linguistica che pervade il film: la definizione di Straniero dato al pianeta estraneo al nostro sistema solare e gli uomini spenti del titolo sono in realta’ gli abitanti dello Straniero morti da tempo nel loro girovagare nello spazio alla ricerca di una nuova casa piu’ ospitale. La missione e’ continuata dopo la loro scomparsa grazie a un computer che ha localizzato la Terra. Gli effetti speciale delle forme aliene sono risibili: tubi di gomma colorati.
Ben piu’ interessanti le allusioni delle presunte influenze di Margheriti su 2001 Odissea nello spazio: essendo stato il primo ad usare il blue screen, pare che Margheriti sia stato contattato da Kubrick e anche il Mereghetti chiude la sua recensione de Il pianeta degli uomini spenti con una frase sibillina in cui si sostiene che e’ da idee come queste che nasce 2001 Odissea nello spazio. Mistero.
Quel che e’ certo e’ che dopo il successo di Guerre stellari, nel 1978 il film viene rieditato con il titolo di Guerre planetarie.