Non riesco a gridare al capolavoro per quest’ultimo lavoro di David Lynch anche se alcune cose mi sono piaciute davvero molto, sicuramente tutta la prima parte fino a quando si chiude il primo circuito temporale e si scopre che e’ Nikki ad essere entrata dal retro nello studio 5 dove lei e i suoi colleghi stavano procedendo alla lettura del copione, poi la seconda parte con i deliri mentali e temporali della protagonista mi ha annoiato per l’eccessiva presenza di quello che, scusate preventivamente il termine, mi sento di definire “ciarpame lynciano”: son quasi vent’anni che ci propina i vari settori della mente come stanze arredate malamente con le piccole cose di pessimo gusto, un immaginario talmente sfruttato che basta partecipare a un qualsiasi corso con una minima sfumatura motivazionale che nell’immaginata vi rifileranno questo percorso nei corridoi della vostra mente; poi ci sono i soliti freak, i suoni bassi distorti, i balletti e gli schiocchi di dita che danno il ritmo e le espressioni stralunate degli attori. E cosi’, mentre le immagini scorrevano piuttosto noiose sullo schermo, non ho potuto fare a meno di pensare a un Lynch burlone che si diverte a farcire i suoi film di questo suo caratteristico ciarpame per mandare in solluchero gli intellettuali.
Lo so, si puo’ ribattere con la sua teoretica della visione e dei piani paralleli, ma per me non regge perche’ non mi e’ sembrato di assistere nel corso degli anni ad una progressione, un approfondimento di questi temi che dovrebbero essere peculiari per l’autore e di conseguenza penso che alcune atmosfere siano diventate solo un vezzo.
Poi il film si e’ ripreso sul finale: mi e’ piaciuto che tutto si sia risolto con un andamento circolare tornando all’incontro di Nikki con “la mamma di Laura Palmer”, lo sguardo in camera di Nikki/Sue verso la ragazza chiusa nella stanza che guarda tutto dalla tv e a sua volta compare su un altro televisione, ma soprattutto ho adorato la morte sul set di Sue con la telecamera che entra in campo: finalmente una visione salvifica del mezzo di ripresa, che con il suo ingresso annulla il senso di angoscia surreale della scena: un bel rovesciamento di prospettiva in questi tempi dove viene sempre sottolineata la sua funzione negativa di intrusione nella privacy o mezzo per mettere in internet i propri trofei piu’ imbecilli.
Nel complesso un film sicuramente affascinante, molto meno incompresibile o complesso da gestire di quel che ci si puo’ aspettare.