Alien in digitale

E’ di nuovo nelle sale un caposaldo della fantascienza
moderna: Alien di Ridley Scott, in una versione restaurata e a cui sono
aggiunte alcune scene, per altro non rilevanti ai fini della
storia.

All’Arcadia
di Melzo, una delle migliori sale cinematografiche d’Italia, di cui ho già
avuto occasione di parlare in un post , il film e’
stato proiettato in digitale; ovviamente si e’ trattato solo di un riversamento,
dato che il film e’ del 1979, ma i pregi di questa trasmissione sono stati
evidentissimi.
Un cinefilo appassionato di solito sa riconoscere il periodo
del film a cui sta assistendo anche solo dal colore: i colori fiammeggianti
degli anni 50, che sbiadiscono nel decennio successivo, per inacidirsi negli
anni 70, i colori flou degli 80.. bene tutto questo e’ cancellato dal
riversamento in digitale che permette una visione estremamente realistica del
colore: stupefacente la grana della pelle con le sue imperfezioni e i diversi
coloriti dell’incarnato, per non parlare degli occhi estremamente brillanti e
molto piu’ espressivi. La visione e’ cosi’ nitida che si ha una sensazione di
tridimensionalita’ molto piu’ accentuata.
Purtroppo talvolta i pixel sono
ancora evidenti, ma questo e’ inconveniente rilevabile soprattutto da chi
possiede tutte le sue diottrie, io con la mia ormai nota miopia difficilmente ho
notato le sbavature.
La perfetta lettura dell’immagine digitale non si e’
rivelata solo fonte di stupore per l’occhio, ma ha permesso di cogliere meglio
anche alcuni aspetti del film in questione: Alien e’ un film claustrofobico,
dove una casa, un territorio famigliare viene violato dalla presenza di un
nemico. La proiezione digitale mette in risalto i peluche, le foto, gli oggetti
del quotidiano che l’equipaggio del Nostromo tiene accanto alla propria
strumentazione, come ognuno di noi e’ solito personalizzare la propria
scrivania, e proprio la sottolineatura di questi oggetti, che la visione
analogica appiattiva sullo sfondo, accentua il senso di violazione dello spazio
personale che nel corso del film si trasforma in un luogo pieno di insidie,
aumentando cosi’ la tensione.
Un‘ ultima curiosita’: il computer che guida
l’astronave, regolando i ritmi di veglia e sonno dell’equipaggio, la macchina
che conosce la vera missione del Nostromo, con cui il personale interloquisce
chiamandola mother latinizzata nella versione italiana in mater in
video viene definita Matrix per cui e’ lecito pensar che due fratelli
adolescenti nel 1979 furono cosi’ colpiti da questo film che esattamente
vent’anni dopo si ispirarono a questa macchina per creare la piu’ grande saga
sulla realta’ virtuale… o e’ solo
fantascienza?