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Ieri si e’ svolta la giornata conclusiva della sesta edizione del GenovaFilmFestival, che mi ha riservato una piacevolissima sorpresa: la rassegna includeva un doveroso omaggio a Claudio G.Fava, uno dei piu’ noti critici televisivi, che ha sulla coscienza, oltre la scelta di importare Beautiful in Italia, schiere di piu’ o meno giovani amanti del cinema, conquistati alla settima arte grazie alla verve, mai scevra di ironia con cui a tarda notte presentava i film su Rai2, e la sottoscritta e’ una dei tanti caduti vittima del fascino filmico, svelato dalle sue parole.

 

Con immenso piacere ho partecipato all’ultimo incontro del festival in cui ho conosciuto altri lati della poliedrica personalita’ di quest’uomo che considero un po’ il mio mentore: l’unico per il quale avrei voluto scrivere una lettera accorata quando e’ andato in pensione, lasciando FuoriOrario come unico baluardo della programmazione cinefila.

Dopo aver assistito alla proiezione di un documentario da lui realizzato nel 1982 sulla vita di un critico durante il festival di Cannes, e’ iniziato l’ancor piu’ divertente commento di quest’uomo che ci ha raccontato le sue disavventure con la troupe Rai durante la realizzazione del documentario, dimostrando doti da showman, per la sua capacita’ di imitare voci dialetti, pose.<br>Alla fine dell’incontro, letteralmente spinta dal mio fidanzato (avendo cosi’ l’ennesima riprova di non aver per nulla la stoffa da cacciatrice di autografi) ho osato l’inosabile (per me ovviamente) e gli ho chiesto il tanto sospirato autografo sul suo libro “Clandestino in galleria” e cosi, oltre ritrovarmi la prima edizione di un libro firmato dall’autore da lasciare in eredita’ alla progenie futura, mi sono ritrovata a parlare con una persona gentilissima che ha continuato a elargire episodi di vita Rai a un piccolissimo pubblico che usava come parafulmine per evitare una specie di giornalista rampante che ronzava li’ intorno, strabuzzando gli occhi per chiederci chi era appena la virago voltava le spalle e creando cosi’ dei siparietti degni della miglior tradizione del varieta’.

E’ stato ancora piu’ piacevole ritrovarlo alla sera come presentatore del libro di Sergio Arecco “Il Vampiro Nascosto”, libro interessantissimo che ha lui ha finto di non esser in grado di capire giungendo quasi a mettere in difficolta’ lo scrittore.

Un intellettuale sui generis: mai paludato, una piacevolissima persona che riesce sempre a farsi ricordare con un sorriso.