Clint Eastwood torna a gettare uno sguardo severo sull’America, come ai tempi
del suo capolavoro Un mondo perfetto. Ricorrono ancora i temi
dell’infanzia del pregiudizio e del ruolo della legge, ma l’America di oggi e’
ben diversa da quella di dieci anni fa. In un quartiere di periferico di Boston,
ma claustrofobico e isolato come un paesino di provincia si consumano le
esistenze di tre uomini: Jimmy, Sean e Dave, erano amici d’ infanzia,
un’infanzia finita troppo presto e tragicamente con il rapimento di Dave, da
parte di due pedofili che, prelevatolo davani ai due amici attoniti ed
impotenti, lo tengono prigioniero per alcuni giorni. Quasi trent’anni dopo li
ritroviamo a trascinare indifferentemente le loro vite negli stessi luoghi ma
l’omicidio della figlia di Jim fara’ nuovamente convergere le loro strade e li
portera’ ad affrontare quel trauma mai rimosso.
Costruito come un thriller
dalla suspence quasi hitchcockiana, il film e’ un gelido spaccato sull’ America
di oggi, dove il pregiudizio fa perseguire un innocente e dove i rappresentanti
della legge, forse non limpidi fino in fondo come lascia presagire il finale
aperto, devono trovare i colpevoli prima che la giustizia privata faccia il suo
crudele corso.
Cast in stato di grazia, anche se Sean Penn, nel ruolo del
piccolo boss malavitoso talvolta ricorda un po’ troppo De Niro, regia
impeccabile e di solida costruzione classica con montaggi alternati e una
sublime profondita’ di campo dove uno dei personaggi e’ fuori dal campo di
ripresa ma riflesso in uno specchio.
Da non perdere.