Il libro in se’ non e’ nulla di eccezionale, scritto in quello stile
banale in cui sono scritti tutti i best sellers degli ultimi anni. La
storia e’ troppo arzigogolata e con un finale ancor piu’ conciliante,
pero’ fa specie come da subito i rimandi Sauniere, Saint-Sulpice,
Poussin evochino un luogo importante per la mitologia templare e del
Santo Graal che non viene mai nominato in tutto il volume,
edificato su un parallelo della Linea della Rosa. E se il codice non
fosse l’anagramma ma l’evoluzione della grafia, la medesima radice
linguistica da cui derivano nomi e toponimi?