Taiwan 1980
con Kenny Bee, Fei Fei Feng, Anthony Chan, Ping-Yu Chang, Kai-Ching Chi, Lu Chien, Chi-Sheng Hsieh, Michael Jong-Quin Huang, Chen-Peng Kao
regia di Hou Hsiao-hsien

Wenwen è una ricca ragazza in procinto di fare un matrimonio combinato dai genitori; l’incontro con l’ingegnere spiantato Daigang manda in crisi la ragazza che va a ritirarsi qualche tempo in campagna, presso una zia. Destino vuole che anche l’ingegnere arrivi nello stesso villaggio per dei sopralluoghi, i due s’innamorano ma l’arrivo del promesso sposo di Wenwen, Qian Ma, costringe la ragazza a tornare a Taipei. Tornato in città Daigang scopre la condizione sociale dell’amata e che è fidanzata, il ragazzo non demorde e con incontri fintamente casuali stringe amicizia con Qian Ma che è ben felice di distrarsi dalla promessa sposa perché anche lui è innamorato di una ragazza conosciuta in Francia. Senza più ostacoli, Daigang va a chiedere la mano della ragazza al padre ma solo l’intervento della zia porterà al lieto fine.

Il primo lungometraggio del regista di culto Hou Hsiao-hsien è una commedia romantica, con intervalli musicali benché il regista in parte lo disconosca sostenendo che il suo primo film (autoriale) è I ragazzi di Feng Kuei, suo quarto lavoro.
In Cute girl troviamo in nuce molte tematiche che poi l’autore svilupperà nei suoi film più maturi, in particolare il contrasto tra mondo rurale e vita cittadina: il film si apre nella caotica capitale ma l’idillio tra i due giovani nasce in campagna tra scherzi e schermaglie non solo amorose ma anche nella lotta degli abitanti per tutelare i loro beni dallo sviluppo: una casa verrebbe letteralmente tagliata in due dal tracciato della nuova autostrada oggetto dei sopralluoghi di Daigang e dei suoi colleghi.
Anche la scoperta della vera identità della ragazza di campagna avviene durante una festa caotica riproposta in televisione.
È un film molto gradevole anche se leggero, ispirato chiaramente alle commedie sofisticate dell’era d’oro di Hollywood con personaggi buffi e momenti comici (il parallelo tra i giovani al lavoro che perdono le scarpe).
Va sottolineato anche un omaggio al surrealismo: la lunga scena del presunto abbraccio tra Wenwen appena arrivata in paese e un abitante: alla fine la ragazza svolta verso l’ingresso della casa della zia e il contadino che correva a braccia tese recupera la sua gallina.
La comicità surreale lascia il posto a un chiaro omaggio magrittiano quando i due innamorati si danno il primo bacio ed essendo all’aperto si nascondono sotto la giacca di Daigang citando Gli Amanti dipinto del 1928