Il cavaliere di Lagardère

Le Bossu
Francia 1997
con Daniel Auteuil, Fabrice Luchini, Vincent Pérez, Marie Gillain, Yann Collette, Jean-François Stévenin, Didier Pain, Claire Nebout, Philippe Noiret, Charlie Nelson, Jacques Sereys, Renato Scarpa, Ludovica Tinghi
regia di Philippe de Broca

Trovatello allevato da due maestri di spada parigini, Henri Lagardère sfrutta la palestra degli “zii” per ingraziarsi i nobili. Diventa amico del Duca di Nevers mentre lo scorta al castello della donna da cui ha avuto un figlio. Philippe di Gonzaga, amministratore dei beni del duca e suo cugino aveva cercato di nascondere le lettere della amata del duca per poter diventare il suo erede, quindi, per impedire che il figlio di Nevers sia riconosciuto, manda dei sicari per sterminare i Nevers. Lagardère, investito cavaliere dal duca durante il viaggio, mette in salvo il neonato e giura al duca morente di vendicarlo. Scoperto che il figlio del duca è in realtà una bambina, Lagardère la alleva come fosse sua figlia accodandosi a una compagnia di commedianti italiani e solo molti anni dopo riesce a portare a compimento il suo giuramento vendicandosi di Gonzaga e riunendo Aurore con la madre, restituendola al suo rango.

Il cavaliere di Lagardère è il quart’ultimo film di Philippe de Broca e il suo ultimo grande successo. È la trasposizione del romanzo di cappa e spada Le Bossu (Il Gobbo) di Paul Febal che aveva già avuto svariate versioni cinematografiche.

Il film di de Broca è un’opera d’intrattenimento molto piacevole, lo spettatore si lascia avvincere dai vari intrighi tipici dei romanzi di cappa e spada: figli segreti, personaggi creduti morti che ricompaiono dopo lustri a reclamare vendetta..
Il piglio ironico del regista francese che si era fatto notare nel ’62 con Cartouche, altra produzione di cappa e spada, conferisce leggerezza e scorrevolezza alla trama supportata da un cast all’altezza.

Vincent Pérez, sex symbol dell’epoca ha le physique du rôle ideale per il nobile bello e di talento che suscita le invidie del cugino povero, Luchini disegna un villain gelido e determinato; Philippe Noiret è un sussiegoso Duca d’Orleans mentre Daniel Auteil è perfetto nei panni di Lagardère, impetuoso ma leale, credibilissimo nel travestimento del Gobbo.

L’opera non ha più avuto versioni cinematografiche non tanto per il tramonto del genere ma per la conclusione amorosa per cui Lagardere si fidanza con Aurore, la ragazza a cui aveva fatto da padre per quindici anni, un po’ disturbante per la sensibilità odierna.