E’ molto difficile, dopo aver visto un film simile, aver voglia di “giocare” a fare i critici: anche un sito autorevole come Gli Spietati pubblica una recensione molto piu’ viscerale e meno tecnica del solito.
Benche’ il film possa avere delle imperfezioni stilistiche, riesce a realizzare pienamente il suo intento: quello di far vergognare gli occidentali per la loro indifferenza nei confronti del genocidio rwandese.
Questo scopo viene perseguito non tanto puntando sulla commozione e il facile sensazionalismo di immagini cruente, che sono quasi assenti anche se i massacri avvenivano prevalentemente a colpi di machete, ma raccontando l’evoluzione morale di un uomo, Paul Rusesabagina che, inizialmente indifferente alle sorti politiche del suo Paese, non riesce poi a sottrarsi alle sue responsabilita’ e trasforma l’hotel di lusso che dirige, il Mille Collines di Kigali, in un rifugio per oltre mille profughi tutzi e hutu.
La cosa che piu’ mi ha sconvolta e’ stato scoprire che la causa della mattanza rwandese non e’ stato lo scontro tra due etnie diverse per usi e costumi o religione come penso creda la maggior parte di noi, ma la conseguenza di una sorta di selezione razziale operata dai colonialisti belgi: le persone dalla pelle piu’ chiara, dai tratti somatici piu’ gradevoli (fondamentale era la larghezza del naso) e dalla struttura piu’ longilinea venivano fatti accoppiare per creare una razza piu’ piacevole (i tutzi) che aveva il compito di servire i bianchi, mentre gli individui dai tratti piu’ negroidi (gli hutu) avevano una vita molto piu’ difficile che scateno’ un odio viscerale contro i tutzi.
Un film dalla gestazione molto complicata, la cui produzione e’ stata rifiutata da tutti gli Studios e che ha dovuto ricorrere a fondi indipendenti (la partecipazione italiana al progetto e’ testimoniata dalla presenza di Roberto Citran nei panni di un missionario) premiata con diverse nomination nelle manifestazioni piu’ prestigiose ma che oggi fatica a trovare uno spazio nelle sale italiane che comunque restano vuote (ieri sera eravamo in 2) anche se sarebbe doveroso vedere questo film.
Per chi volesse approfondire le tematiche del film e conoscere la situazione attuale del Rwanda rimando a questa intervista
al regista Terry George e a Paul Rusesabagina, fatta da Alberto Cassani.
#1 07 Aprile 2005 – 15:17
passavo…!!!
un saluto!!!
nicaml
#2 07 Aprile 2005 – 15:40
ciao a te 🙂
Avag
#3 07 Aprile 2005 – 20:48
sono proprio indeciso…
snorkrom
#4 08 Aprile 2005 – 15:10
anche a me è piaciuto molto. soprattutto certi momenti come quando la moglie nascosta nella vasca gli punta il doccino addosso, oppure la domanda dell’intervistatore alla tizia dell’onu che dice che in rwanda non è in corso un genocidio, ma solo atti di genocidio: ma quanti atti di genocidio ci vogliono per parlare di genocidio?
alla.finestra
#5 08 Aprile 2005 – 15:36
snorkrom, vai!
allafinestra, ci sono momenti davvero toccanti (sorpattutto per la coscienza) a me hanno colpito molto le immagini come ho quella che ho scelto: all’inizio lui sbircia solo quello succede, in un secondo tempo trova il coraggio per affrontare la realta’ a viso aperto.
Avag
#6 08 Aprile 2005 – 19:46
Un film che è un dovere vedere, per capire, ma soprattutto per fare un accurato e serio esame di coscienza. Sconvolgente, imperdibile.
filmleo
#7 08 Aprile 2005 – 19:51
sottoscrivo parola per parola il tuo commento Leo
Avag
#1 07 Aprile 2005 – 15:17
passavo…!!!
un saluto!!!
nicaml
#2 07 Aprile 2005 – 15:40
ciao a te 🙂
Avag
#3 07 Aprile 2005 – 20:48
sono proprio indeciso…
snorkrom
#4 08 Aprile 2005 – 15:10
anche a me è piaciuto molto. soprattutto certi momenti come quando la moglie nascosta nella vasca gli punta il doccino addosso, oppure la domanda dell’intervistatore alla tizia dell’onu che dice che in rwanda non è in corso un genocidio, ma solo atti di genocidio: ma quanti atti di genocidio ci vogliono per parlare di genocidio?
alla.finestra
#5 08 Aprile 2005 – 15:36
snorkrom, vai!
allafinestra, ci sono momenti davvero toccanti (sorpattutto per la coscienza) a me hanno colpito molto le immagini come ho quella che ho scelto: all’inizio lui sbircia solo quello succede, in un secondo tempo trova il coraggio per affrontare la realta’ a viso aperto.
Avag
#6 08 Aprile 2005 – 19:46
Un film che è un dovere vedere, per capire, ma soprattutto per fare un accurato e serio esame di coscienza. Sconvolgente, imperdibile.
filmleo
#7 08 Aprile 2005 – 19:51
sottoscrivo parola per parola il tuo commento Leo
Avag