Nina

A matter of time
USA, 1976
con Ingrid Bergman, Liza Minnelli, Charles Boyer, Isabella Rossellini, Tina Aumont, Fernando Rey, Gabriele Ferzetti, Arnoldo Foà, Orso Maria Guerrini, Amedeo Nazzari, Anna Proclemer, Geoffrey Copleston, Spiros Andros, Gerardo Amato, Giampiero Albertini, Claudio Cassinelli
regia di Vincente Minnelli



Nina


L’attrice di grido Nina rievoca i suoi esordi, quando, trasferitasi a Roma dal paesello su invito della cugina Valentina, per fare come lei la cameriera in un hotel demodè, conosce la contessa Sanziani, una nobile decaduta e sull’orlo della demenza che era stata una celebrata bellezza d’inizio secolo nota per i suoi amanti. Nina si lega di sincero affetto all’anziana contessa e impara i segreti del fascino che le permetteranno di vincere un provino e diventare una stella del cinema.



A matter oftime


Nina è l’ultimo film di Vincente Minnelli, il film, che inizialmente doveva durare tre ore, fu massacrato dai tagli di produzione che lo ridussero agli attuali 97 minuti, il regista finì per disconoscere il film che resta comunque il suo testamento.
In Nina tornano infatti tanti temi portanti della poetica del regista: anche se non è un musical Liza canta alcuni canzoni, la dimensione fiabesca e fantastica permea la pellicola che pure è venata di malinconia: Minnelli sente che la sua epoca cinematografica è conclusa ma anche attraverso stili più moderni la magia e il sogno del cinema continuano a vivere non a caso la protagonista è sua figlia Liza Minnelli e il film segna anche l’esordio di Isabella Rossellini nei panni della suora che veglia la Sanziani (la madre Ingrid Bergman) sul letto di morte: un duplice passaggio di testimone.





A matter of time

Ingrid Bergman tratteggia ottimamente la figura della contessa, una donna che scandalizzò il suo tempo per il numero dei suoi amanti scelti sempre in onore del loro genio, l’ispirazione per la figura della Sanziani è sicuramente la Marchesa Luisa Casati ma nella contessa rientrano tutte le divine della Belle Epoque come mostrano i disegni dei quadri che la donna ha venduto nel corso degli anni per mantenersi.
Richiusa nella stanza di un hotel, una volta di grido ora decadente come lei, la contessa Sanziani si rifugia in una dimensione di sogno dove rivive il suo glorioso passato e cerca di mantenere in vita i suoi fantasmi; Nina si lascia affascinare da questo mondo e fa sue le lezioni che più o meno consciamente le impartisce la contessa, in primis quella di essere sempre sé stessa.



-nina


La dolcezza con cui la ragazza si mette al servizio della donna le regala, come in una fiaba, l’occasione della vita: sarà andando in una trattoria di artisti dove la contessa pasteggia gratis come gesto di riconoscenza per aver lanciato il locale quando era una gran dama, sarà lì dicevo, che Nina verrà notata dal produttore che la lancerà nel mondo del cinema e lo stesso provino sarà salvato da Mario, lo sceneggiatore che vive anche lui nell’hotel e porta Nina ad esprimere la sua gamma di emozioni facendola parlare dell’adorata contessa che ormai giace sul letto di morte, investita da un’auto in un momento di follia in cui era uscita per Roma alla ricerca del suo grande amore.



AMatterOfTime


La potenza del sogno cinematografico è dimostrato dall’interscambio tra Nina e la contessa: a volte è la Sanziani ad esser protagonista dei propri ricordi altre volte è Nina che si immagina di vivere gli episodi narrati dalla contessa. Il cast degli amanti della donna è di grido: il marito della contessa è interpretato da Charles Boyer, che con la Bergman girò il celeberrimo Angoscia, in questo caso è un marito che cerca di comprendere la situazione della ex moglie e capita la sua follia la abbandona a sé stessa. E’ l’unico personaggio legato alla Sanziani che ha poco più di un cameo, Amedeo Nazzari non ha neppure una battuta, Orso Maria Guerrini, Orazio il grande amore della contessa, ha giusto un saluto e Fernando Rey a cui la donna si lega solo per il suo patrimonio ha solo una scena, tutta colpa dei tagli che hanno ridotto i personaggi a semplici comparse.
Resta invece la dimensione da cartolina di Roma, con scene girate dal vero dei turisti che invadono i monumenti, la trascuratezza dei monumenti degli anni ’70 però, ben si confà allo spirito maliconico e decadente della pellicola.