Le quattro giornate di Napoli

Italia 1962, Titanus
con Lea Massari, Aldo Giuffré, Gian Maria Volonté, Georges Wilson, Regina Bianchi, Domenico Formato, Franco Sportelli, Pupella Maggio, Enzo Turco, Jean Sorel, Luigi De Filippo, Raffaele Barbato, Charles Belmont, Curt Lowens, Enzo Cannavale, Nino Castelnuovo, Antonio Casagrande, Dale Cummings, Peter Dane, Franco Balducci, Vincenzo Barbato, Silla Bettini, Silvana Buzzanca, Adriana Facchetti, Antonella Della Porta, Anna Maria Ferrero, Luis Goetz, Rosalia Maggio, Giuseppe Jodice, Sergio Jossa, Nando Murolo, Mario Nandi, Vera Nandi, Eduardo Passarelli, Enzo Petito, Enrico Salvatore, Frank Wolff, Renato Terra, Carlo Taranto
regia di Nanni Loy


Lequattrogiornatedinapoli


Dopo l’Armistizio dell’8 settembre anche a Napoli si pensa che la guerra sia finita ma la gioia generale viene smorzata dalla recrudescenza della violenza tedesca: fucilazioni e rastrellamenti portano la cittandanza a ribellarsi e inizia una guerriglia urbana spontanea che culmina, dopo quattro giorni di battaglia, con la resa dei nazisti.

Ispirato al libro di Aldo De Jaco La città insorge: le quattro giornate di Napoli del 1956, il film di Nanni Loy ebbe un grande successo internazionale ricevendo ben due candidature all’Oscar, una come miglior film straniero e la seconda per la Miglior sceneggiatura originale.
Il film è intensamente drammatico ma si vede tutta la passione di Nanni Loy per le minuzie degli individui che ne rendono l’umanità. Il film è corale, quasi frammentario, racconta le tragedie che portarono all’insurrezione, la fucilazione del marinario livornese (Jean Sorel), il rastrellamento degli uomini per mandarli nei campi di lavoro e il tentativo di fucilazione punitiva di alcuni prigionieri nel campo sportivo del Vomero sventata da un gruppo di studenti guidati dal loro insegnante e un ufficiale italiano (Gian Maria Volonté) restato senza ordini dopo la fuga del comando militare: sarà proprio lui a gestire la trattativa di resa dei tedeschi anche se le direttive le farà dare da uno dei popolani che si è guadagnato l’onore delle armi sul campo.
Altri soldati cercano di fuggire a Sorrento da dove viene il soldato Pitrella (Aldo Giuffré) ma finiscono anche loro per unirsi ai rivoltosi.
L’occhio di Loy si riconosce nell’attenzione per le piccole scaramucce: il vecchietto che dal terrazzino se la prende con i giovani che stanno costruendo la barricata invitandoli a farla altrove perché la gente vuole dormire, la moglie azzeccosa che va a recuperare il marito sulla barricata, sono ben più che momenti leggeri per stemprare la tensione, c’è proprio la voglia di rendere la natura umana senza malizia: non è codardia quello che spinge le persone, ma istinto di sopravvivenza dopo anni di guerra feroce che fa il paio con l’istinto materno della donna che a inizio film preferisce che i bombardieri che sorvolano la città sgancino le bombe su Napoli piuttosto che a Roma dove c’è suo figlio.
Alle vicende minime fa da contraltare la Storia, le battaglie a cui partecipano tutti, soprattutto i giovani, l’armata di Aiello formata dai “lazzaroni” del riformatorio a cui si unisce per caso il piccolo Gennarino Capuozzo, figura veramente esistita e a cui è dedicato il film, bambino di 10 anni morto sulle barricate.
Nonostante i gesti di eroismo e il mostrare la guerra anche come un momento di pura esaltazione liberatoria, vedi la vicenda di Maria (Lea Massari) e Salvatore, due ex amanti che si ritrovano nella battaglia anche se lei è sposata è un figlio, famiglia a cui ritorna alla fine dell’insurrezione, la pellicola è certamente un tributo all’antiretorica e all”antimilitarismo come dice il popolano a cui il capitano lascia dettare le condizioni della resa: “non ci piace la guerra, ci basta che ve ne andiate”.