Scandalo internazionale

A Foreign Affair
USA 1948
con Jean Arthur, Marlene Dietrich, John Lund, Charles Meredith, Millard Mitchell, Damian O’Flynn, Stanley Prager, Peter von Zerneck, Raymond Bond, Michael Raffetto, Boyd Davis, Frank Fenton, Robert Malcolm, James Larmore, William Murphy
regia di Billy Wilder


Scandalointernazionale


La deputata Phoebe Frost fa parte di una commissione inviata a Berlino per controllare la moralità delle truppe. La zelante deputatessa (secondo il doppiaggio originale) scopre che la cantante di un night, ex amante di alti papaveri nazisti, è protetta da un ufficiale americano e chiede l’aiuto del capitano John Pringle in quanto compaesano non sospettando che sia proprio l’ufficiale che vuole smascherare. Pringle finge d’innamorarsi della Frost per sviare le indagini ma l’amore nasce veramente. La Frost finisce in una retata insieme alla cantante Erika che la toglie d’impiccio ma le rivela l’identità dell’ufficiale che la protegge; Pringle intanto è già stato precettato dal suo superiore perché continui a fingersi innamorato della von Schlütow per fare uscire allo scoperto il suo amante nazista, un alto gerarca creduto morto…



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Nel primissimo dopoguerra Billy Wilder e Marlene Dietrich tornano a girare nella Berlino che hanno lasciato da esuli all’ascesa del nazismo e il regista mostra nelle scene iniziali le macerie della capitale del Reicht.
Per certi versi la storia riprende un po’ Ninotchka, di cui Wilder fu sceneggiatore: l’irreprensibile politica che cede alle mollezze per amore ma non siamo più nella dolce Parigi d’anteguerra e la vicenda narrata tocca la patria dell’autore, il cinismo caratteristico di Wilder è quanto mai sulfureo e crudo: anche la fotografia del film dal bianco e nero profondamente contrastato e dalle ombre espressioniste appartengono più al noir che alla commedia brillante; insistito anche l’uso degli specchi a sottolineare l’ambiguità morale.
Marlene Dietrich che era stata una delle più ferventi sostenitrici dello sforzo bellico americano contro il nazismo, interpreta una donna disposta a tutto pur di sopravvivere, siamo certi che riuscirà a cavarsela anche nella sequenza finale con ben cinque soldati della polizia militare che dovrebbero controllarsi a vicenda, immischiata con i più alti gerarchi nazisti liquida la sua scomoda posizione con una battuta: per le donne la politica è come la moda e bisogna adeguarsi a quel che viene imposto, battuta leggera che cela una tragica verità sulla situazione femminile durante i conflitti.
L’antinomia tra la reale posizione della diva e il suo ruolo prosegue nell’entrata in scena del suo personaggio: mostrato scarmigliata mentre si lava i denti e spruzza il dentifricio in faccia all’amante quanto di più lontano dall’immagine della diva levigata e perfetta da sempre portata sullo schermo dalla Dietrich.
La rivale di Marlene è Jean Arthur classica diva americana che ha girato tre commedie con Frank Capra, l’ultimo è il celeberrimo Mr. Smith va a Washington  ambientato nel mondo della politica americana. Da sottolineare che l edue protagoniste sono praticamente coetanee: Jean Arthur è del 1900 mentre Marlene è nata nel 1901, entrambe alla soglia dei cinquanta tengono tranquillamente testa al protagonista maschile di dieci anni più giovane, per dire che il fenomeno delle cougar non è appannaggio degli anni 2000.
Se Wilder è caustico con la Germania, non fa sconti neppure al cieco moralismo americano e infatti il film fu praticamente boicottato negli USA proprio per le critiche degli organi militari e della Camera dei Deputati: come il suo maestro Ernst Lubitsch fu il solo, con Chaplin, a criticare apertamente Hitler quando era al potere, Wilder racconta in tempo reale le contraddizioni del primo dopoguerra e poi quelle della divisione di Berlino trovandosi di nuovo in Germania per girare Uno, due, tre! proprio durante la costruzione del Muro.
Va ricordato che Lubitsch muore nel 1947 e il finale che rovescia la scena di seduzione in cui Pringle vuole baciare Phoebe con la donna decisa a sposare il recalcitrante giovanotto è un classico della teoretica lubitschiana: quale peggior punizione per un ufficiale che ha protetto una nazista del matrimonio?